"TANTO DI CAPPELLO!" Allestimento scenico-musicale sulla storia, sulla popolarità, sui meriti militari e civilie sulla specificità culturale italiana del Corpo degli Alpini (Cinisello Balsamo, stagione teatrale 2006-2007)

 

Anticipazioni sulla struttura del testo (e sull’articolazione della messa in scena):

 Ouverture

(introduzione strumentale, con la “Filarmonica Paganelli” impegnata nell’esecuzione di un brano alpino tradizionale in versione ritmico-leggera)

Primo dialogo

(in scena i due giovani attori: un Lui e una Lei; nel corso dell’azione drammatica Lei si esibirà in una canzone originale accompagnata dalla “Filarmonica Paganelli”)

Prima digressione

(sulla nascita del Corpo degli Alpini)

(in scena membri della “Compagnia Teatrale Ambrosiana”; due brani alpini tradizionali, eseguiti dal “Coro C. A. I.” senza accompagnamento orchestrale, fungeranno rispettivamente da apertura e da chiusura di questo primo flashback)

Secondo dialogo

(in scena in due giovani attori: nel corso dell’azione drammatica, Lui si esibirà in una canzone originale accompagnato dalla “Filarmonica Paganelli”)

Seconda digressione

(sulla partecipazione del Corpo degli Alpini alla Prima Guerra Mondiale)

(in scena membri della “Compagnia Teatrale Ambrosiana”; due brani alpini tradizionali, eseguiti dal “Coro C. A. I.” senza accompagnamento orchestrale, fungeranno rispettivamente da apertura e da chiusura di questo secondo flashback)

Terzo dialogo

(in scena i due giovani attori: nel corso dell’azione drammatica, Lui e Lei si esibiranno in un duetto originale accompagnato dalla “Filarmonica Paganelli”)

Terza digressione

(sulla partecipazione del Corpo degli Alpini alla Seconda Guerra Mondiale)

(in scena membri della “Compagnia Teatrale Ambrosiana”; un brano alpino tradizionale, eseguito dal “Coro C. A. I.” senza accompagnamento orchestrale, fungerà da apertura di questo terzo flashback; un brano alpino tradizionale, eseguito in arrangiamento ritmico-leggero dalla “Filarmonica Paganelli” fungerà da chiusura dell’episodio)

Epilogo

(sull’attualità del Corpo degli Alpini, operatori di Pace)

(in scena i due giovani attori e un membro della “Compagnia Teatrale Ambrosiana” nei panni di un alpino dei nostri giorni)

Finale

(a conclusione dello spettacolo il “Coro C. A. I.”, accogliendo se possibile la maggior parte degli attori nelle proprie file e accompagnato dagli strumentisti della “Filarmonica Paganelli”, eseguirà un celebre brano della tradizione musicale alpina). 

 

 ELENCO DEI PERSONAGGI CHE SI AVVICENDERANNO IN SCENA

  

PRIMO DIALOGO

                Emma, studentessa liceale sorella minore di

         Fabrizio, studente universitario

 PRIMA DIGRESSIONE

          Luigina, ostessa

         Bepi, reduce della battaglia di Custoza del 1866

         Bastiano, amico e compagno di bevute di

         Pierino

         dottor Santini, medico condotto

 SECONDO DIALOGO

          Emma e Fabrizio

 SECONDA DIGRESSIONE

          Moreschi, tenente di cavalleria

         Orlandi, caporale alpino

         Tolentin, alpino

         De Marchi, tenente alpino

         alpini (comparse)

 TERZO DIALOGO

          Emma , Fabrizio e Voce fuori campo

 TERZA DIGRESSIONE

          De Vecchi, sergente alpino

 EPILOGO

          Emma, Fabrizio e  un alpino della Terza Età

OUVERTURE

(Pot-pourri strumentale derivante dalla rielaborazione di “La canzone del Piave”, “Il testamento del capitano” e “Aprite le porte”)

 PRIMO DIALOGO

 

(La scena – che tale rimarrà in ognuno dei dialoghi seguenti - rappresenta l’interno di un ambiente domestico dei nostri giorni. È però plausibile che questo e i seguenti due dialoghi vengano recitati in proscenio a sipario chiuso o davanti a una leggera struttura di occultamento che, facile da spostare, renda agevole il puntuale posizionamento degli elementi scenografici indispensabili alla rappresentazione di ciascuna digressione.)

 EMMA (in tono lievemente sarcastico ed aggressivo)

            E così tu avresti sempre la risposta giusta ad ogni problema! Vorrei proprio sapere quale dei tuoi amici ha messo in giro questa bella idea!

FABRIZIO

            Perché sei così acida, sorellina?

EMMA

            Perché sono ormai due ore che ti chiedo di aiutarmi a trovare il costume giusto per andare alla festa di Mirko e tu… dal leggendario cappello delle tue idee geniali… non hai ancora tirato fuori neanche mezzo coniglio, neanche… le orecchie di un coniglio!

FABRIZIO

            La verità è che non ti va bene niente! Diciamolo! Io, di idee, te ne ho suggerite a decine. Sei tu a non coglierne la genialità.

EMMA (ironicamente)

            Sì, la tua genialità… te la raccomando! Mi hai suggerito dei costumi che avrebbero fatto ridere anche ad un ballo di Carnevale di cento anni fa! Da guardia giurata… da infermiera… da donna delle caverne…

FABRIZIO

            Perché allora non ti sei fatta consigliare dalla mamma?

EMMA

            Perché se tu non riesci a darmi un’idea decente, figurati lei!... Se ne verrebbe fuori con la storia di sempre: che i suoi genitori, ad ogni carnevale, le riproponevano il solito vestito da olandesina… e che, pertanto, farei bene a non stressare il prossimo con la mia eterna incontentabilità. Le conosco a memoria le sue tiritere.

FABRIZIO

            Senti. Perché non provi a trarre ispirazione da qualcosa di concreto, invece che dall’esplorazione della mia mente? In casa ci sono almeno un paio di armadi che non apriamo da anni. Va’ a dare un’occhiata a quello che contengono e vedrai che un’idea ti verrà. Oppure…

EMMA (cominciando ad apprezzare la proposta)

            Oppure?...

FABRIZIO

            Oppure sali in solaio e tuffati nel vecchio baule che contiene le cose dei bisnonni. Ne uscirai con addosso tanta di quella polvere, da sembrare pronta per essere fritta in padella, ma… qualcosa di buono ne caverai. Ne sono sicuro.

EMMA

            Ma, scusa… nel baule dei bisnonni, per quel che ne so, non c’è altro che carta: vecchie lettere d’amore,  poesie, un mezzo romanzo… Lo sai meglio di me che quel baule è il museo di quel grafomane del nonno di nostro padre!

FABRIZIO

            Forse non c’è solo carta ingiallita. Io ne ho sempre sentito parlare, ma, di persona, non mi sono mai preso la briga di aprirlo.

EMMA

            Neanch’io, a dire il vero. Di vero, però, devo dirti anche un’altra cosa. 

FABRIZIO

            E sarebbe?

EMMA

            È che… mi mette un po’ di paura l’idea di salire in solaio.

FABRIZIO (con amorevole tono da fratello maggiore)

            Vuoi che ci vada io?

EMMA (come per imbonirlo, ma affettuosamente)

            Ti prego.

FABRIZIO

            D’accordo. Comunque mi preoccupi, Emi. Se ti abbassi a pregarmi… mi viene da pensare che la festa di Mirko ti debba stare particolarmente a cuore. Per caso ci troverai qualcuno di particolare?

EMMA (fingendo di non capire)

            Eh?

FABRIZIO

            Hai capito benissimo quello che ti ho chiesto!... Chi ci sarà alla festa mascherata di Mirko?

Confessa, sorellina!...

EMMA

            Quanto sei scemo!

FABRIZIO

            Va bene. Vorrà dire che in solaio ci andrai tu, sola soletta… col rischio di imbatterti in un maniaco brutto e peloso, che se sta acquattato in un angolo buio del sottotetto.

EMMA

            Okay, Fabri: uno a zero per te; se però andrai a spifferarlo alla mamma, te la farò pagare. Alla festa ci sarà… ehi, ma sai che sei proprio un bastardo a volerlo sapere?! Ci sarà… Nicola. Ti va bene?!

FABRIZIO

            “Nicola” chi?... Ah, il tipo che incontri sempre al bar del liceo!… quel “Nick” con cui dividi la focaccina tutti i santi giorni, durante l’intervallo!

EMMA (schermendosi dalla vergogna)

            Esatto.

FABRIZIO

            Adesso capisco il perché di questa tua fissazione! Quello che vuoi trovare è un costume con cui... fare colpo su Nick!... Non potevi dirlo prima?

Fammi andare su in solaio, va’.

                        (esce)

 

CANZONE DI EMMA

Alla festa non voglio mancare.

Là devo incontrar / un ragazzo che…

belli come lui non ce n’è!

E ci voglio fare una bella figura,

se no vedrai che faccia scura

ti riporterò.

 

Che ci posso far,

se non so trovar

il costume giusto da indossar?!

Non mi viene in mente

niente che non sia banale.

Se un rimedio c’è,

ditemi qual è,

perché questo qui, ch’è accanto a me,

una mano a sua sorella non la vuole dar.

 

Non so proprio che pesci pigliare.

Ho necessità / d’un costume che

valorizzi il meglio di me.

Voglio che quel tipo per tutta la festa

non abbia altro per la testa

che starmi a guardar.

 

Che ci posso far,

Rit.

 

FABRIZIO (rientrando in scena)

            Eccolo di ritorno il tuo fratellone… quello che, a sentire te…

                        (parodiando il ritmo del verso cantato)

“una mano a sua sorella non la vuole dar”! Una mano magari no, ma un cappello sì.

                        (allungandole un vecchio cappello da alpino)

Tieni. Era nel baule dei bisnonni. Questo copricapo sarà il punto di partenza del tuo originalissimo costume. È un po’ impolverato, d’accordo; ma mi pare ancora in ottime condizioni. Che ne dici?

EMMA

            Dico che mi fa orrore.  Dico che non è ancora nato quello che riuscirà a mettermi in testa quella roba!

FABRIZIO

            Che esagerata!... Tutto questo per un po’ di polvere... Gli dai una spazzolatina e via. Te lo ritrovi come nuovo.

EMMA

            Non mi fa orrore perché è impolverato. È la forma che ha… ma non la vedi?... Che cos’è? È un cappello da cacciatore, da montanaro… o, no, forse è uno di quegli affari “alla Robin Hood”, che stavano sulla zucca degli studenti universitari di una volta… quando andavano in giro a fare le loro goliardate...

FABRIZIO

            Emi, te l’ha mai detto nessuno che sei una bella ignorante?! È un cappello da alpino, non lo vedi?

EMMA

            Vuoi dire… di quei tipi che passano tutto il loro tempo a bere vino e a cantare?

FABRIZIO

            Scusami se lo ribadisco, ma devo purtroppo confermarti che, nonostante i tuoi brillanti successi al liceo,  perlomeno su questo argomento avresti bisogno di qualche buona lezione di storia.

Gli alpini non sono vecchi ubriaconi che sbraitano canzonacce in coro. Sono militari di un genere molto particolare. È vero. Un buon bicchiere di vino in compagnia, lo bevono più che volentieri; la loro fama dipende però da ben altro.

EMMA

            E sarebbe, signor So-tutto-io? Hai un bel coraggio ad andare in giro a dire che sono una secchiona… Tu sei peggio di me.

FABRIZIO

            Ma cosa dici?! Se, all’università, sono addirittura un “fuori corso” leggendario!

EMMA

            Contala giusta. Sei fuori corso perché studi e lavori; l’anima del secchione, però, ce l’hai lo stesso. E del secchione della specie più temibile: di quelli che studiano non per dovere, ma… per piacere; di quelli che, a studiare, ci prendono gusto… fino a non poterne più fare a meno.

FABRIZIO

Che ci vuoi fare, sorellina mia? A me la superficialità dà fastidio. Lo so bene che sono in molti a pensarlo, ma la storia – checché se ne dica – non è un’arida materia di studio avulsa dalla realtà. Tutt’altro. È un ambito di ricerca e di riflessione serissimo che, attraverso la comprensione del Passato, ci permette di vivere il Presente con la dovuta consapevolezza… E gli alpini costituiscono un capitolo importante della nostra storia da più di un secolo.

Di là, in salotto, abbiamo un bel libro sull’argomento. Non ti va di sfogliarne qualche pagina con me, intanto che vien pronta la cena? È persino possibile che ti salti all’occhio qualcosa di buono per il tuo costume, no?

EMMA (cominciando a incuriosirsi, ma non volendolo ammettere)

            Magari… visto che la mamma è ancora in cucina a spignattare…

                        (escono di scena)

TERZA DIGRESSIONE

 

(La scena rappresenta un esterno in prossimità del corso del Don: una pianura desolata coperta di ghiaccio. In scena due alpini: un sergente e un soldato di truppa; quest’ultimo, morente, si presenta riverso sul terreno. Trattandosi di personaggio che resterà immobile e muto per tutta la durata dell’azione, teatralmente potrà essere reso con un fantoccio o un manichino in costume. L’epoca di riferimento è quella delle operazioni belliche avvenute in quella zona del territorio russo tra il 19 e il 31 gennaio 1943.)

 

DE VECCHI (rivolgendosi al compagno morente, dopo avere visto transitare in lontananza un mezzo militare)

            Coraggio, Mazzurana; ci siamo. Vedo un mezzo convoglio dei nostri, laggiù. Ce la fai a urlare insieme a me?...

                        (non ottenendo risposta, ma non essendo da ciò stupito)

Ehi, alpino Mazzurana… È così che si risponde al proprio sergente?!... Standosene zitti?!... Se non tiri fuori con me tutta la voce che hai, quelli mica si accorgono di noi!

            (chiamando da solo, con tutto il fiato di cui dispone)

            Ehi… ehi, amici!!! Abbiamo bisogno d’aiuto qui! Ci serve un po’ di spazio su un vostro mezzo!... C’è uno dei nostri che…

                        (esitando a dire la verità)

che è messo piuttosto male!... Ferito e assiderato!…

                        (non riuscendo ad attirare su di sé l’attenzione)

            Allora!!... Mi sentite?!... Che cazzo… ma porca d’una malora, volete guardare da questa parte una buona volta… mi volete sentire o no?! Sono il sergente De Vecchi… divisione Cuneense , battaglione Saluzzo… e ho bisogno d’aiuto. Abbiamo bisogno d’aiuto. Questo mio alpino ed io, dico.

                        (sbracciandosi e rimettendosi a urlare in tono angosciato)

            Maledizione, ce li avete degli occhi per vedere… degli orecchi per sentire?!!

                        (rassegnandosi al fallimento del proprio tentativo)

            Tutto inutile, amico mio. Il tuo sergente ci ha provato, ma qui, in questo inferno di ghiaccio, i sensi sono i primi ad essere piantati in asso dalla loro vitalità… A spegnerla è la spietatezza implacabile di questa immensa, onnipresente morte bianca… di questa morsa di gelo, di luce livida, di immobilità… di questa monotonia senza scampo… di questo silenzio totale la cui unica scalfittura possibile è data dallo sparo, dall’esplosione e dall’urlo di dolore che precede la fine della nostra indicibile sofferenza.

                        (rivolgendosi al cadavere del compagno, dopo averne constatato la morte)          

Addio, amico mio. Ti invidio, sai? Ti invidio per il beneficio di cui stai godendo, che è tale proprio perchè ti è ormai impossibile goderne… Ti invidio per questo stato di incoscienza che hai appena ricevuto in dono dalla morte. È questa tua incoscienza ad averti salvato dall’angoscia che la paralisi dei sensi porta con sé.

Accorgersi della vista che se ne va, bruciata dal bianco senza fine che ci circonda, è rimpianto di tutte le bellezze di cui nostri occhi hanno goduto e che non entreranno mai più nei nostri cuori passando attraverso la porta degli occhi… Accorgersi del gusto che si spegne è nostagia dei cibi semplici, ma caldi e gustosi, che mai più divideremo con i nostri cari il giorno di Natale oppure con i nostri amici nel giorno della festa del santo patrono… Accorgersi dell’olfatto che smette di servirci è desiderio frustato di profumi, quelli che ci hanno inebriato mentre passeggiavamo, in primavera, tra boschi e prati fioriti… Accorgersi dell’udito  che si mostra ormai incapace di reagire a qualsiasi suono, fosse anche il più spaventoso, è nostalgia della voce vellutata della donna che abbiamo amato, le cui dolci parole mai ci saziavano… Accorgersi della cecità al tatto delle nostre dita è rievocazione angosciosa di una dolce sensazione irrecuperabile: quella provata carezzando i morbidi capelli dei nostri figli in lacrime, il giorno in cui ci fu ordinato di partire per questo fronte maledetto…

Ci fosse almeno una ragione valida per morire!... “Per difendere l’onore della patria!” ci è stato detto. Invadere un paese perché giudicato politicamente pericoloso da una consorteria di pazzi: sarebbe questo l’onore della patria? La verità è che la nostra patria sta facendo di tutto per infangarlo il proprio onore, altro che difenderlo! La vergogna della sconfitta che stiamo subendo si somma alla vergogna della pusillanimità dei nostri governanti, che si sono abbassati al rango di lacché di un esaltato sanguinario… I capricci della protervia di Hitler, a cui dobbiamo il bel regalo di essere qui a buttare via le nostre vite, si sommano all’ignoranza di chi ci ha dotato di “tutto il necessario” per venire a morire nel modo più miserabile e – lo devo proprio dire – ridicolo: cinquantasettemila alpini su un corpo di spedizione di oltre duecentomila disgraziati destinati a tramutarsi carne da cannone o da congelatore naturale… quattromilaottocento muli e milleseicento automezzi da dare in pasto a una pianura piatta e sterminata, totalmente priva di alture, rocce, anfratti o boschi da sfruttare come difese naturali. E le armi?... Ci sarebbe da farsi delle grasse risate, se qui il gelo lo consentisse, senza spaccarci il ventre e le labbra! Vecchi fucili M 91 e mitragliatrici Breda in cui l’olio lubrificante congela non appena il termometro comincia a scendere in picchiata: ecco i poderosi mezzi bellici datici in dotazione contro i  micidiali carri armati  in  numero infinito dell’esercito russo! E contro i quaranta gradi sottozero di questo deserto di gelo? Vecchie divise di panno e cappotti senza un grammo di pelliccia, mantelle che cadono a pezzi e scarponcini chiodati le cui suole paiono fatte apposta per trattenere neve che in pochi minuti li trasforma in ingovernabili pattini di ghiaccio: ecco l’alpino della gloriosa ARM.I.R., ecco l’alpino  combattente in Russia!

Che cosa ha a che spartire la difesa di montagna per cui siamo stati addestrati con questa sporca, impossibile e fallimentare offensiva di pianura? Forse le tormente di neve, il freddo e l’abitudine a sopportare l’uno e le altre?! Solo menti contorte, ingenue o criminali potevano concepire una logica tanto assurda!

(in tono sarcastico)

Ma certo!... C’è da battersi al freddo, in un ambiente ostile e contro un popolo fiero, assolutamente intenzionato a non perdere un centimetro della propria terra e un grammo della propria dignità?... Che cosa c’è di meglio del corpo degli alpini! Non è forse vero che, oltre ad essere i soldati meglio preparati ad affrontare le basse temperature, sono famosi per il loro spirito di sacrificio, che non conosce limiti, e soprattutto… per la loro totale insensibilità al patriottismo altrui? È soprattutto questo a non aver tenuto nella giusta considerazione chi ci ha mandato qui a morire: che noi alpini potessimo non percepire la nobiltà dei sentimenti che alimentano il coraggio dell’armata rossa. Noi alpini abbiamo capito subito che la nostra sarebbe stata un’offensiva senza speranza; l’abbiamo capito, nel momento stesso in cui abbiamo avuto il primo confronto con il nemico. A chi come me, poco più che ragazzo, si era battuto contro gli austriaci per la liberazione di Trento e Trieste è subito apparso chiaro come il sole che il territorio che pretenderemmo di invadere appartiene a gente che, senza sfigurare, potrebbe indossare la nostra stessa gloriosa divisa… gente appassionata… che combatte con il cuore ancor prima che col ferro e con il fuoco… gente capace di difendere la propria terra, la propria casa e i propri cari con le unghie e con i denti…

            (rivolgendosi al cadavere dell’alpino che gli sta accanto)

            Hai capito, bocia?... Senza saperlo, siamo venuti a combattere contro noi stessi!... Senza saperlo e senza colpa. Speriamo che lassù, nel paradiso degli alpini, qualcuno ne tenga conto.

           

(Cala il sipario. La terza digressione si chiude con il coro che intona “Notti nella steppa” oppure “Kalinka”.)