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"Doña Juana" Un mito maschilista volto al femminile Operetta rock con “contrafacta” classici ricalcata sul celebre libretto scritto per Mozart da Lorenzo Da Ponte nell’anno 1787 - XIX FESTIVAL INTERNAZIONALE “W. A. MOZART A ROVERETO” (Rovereto, settembre-ottobre 2006) Base drammaturgica per un progetto di collaborazione teatrale e musicale con le scuole secondarie superiori di Rovereto |
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due cantastorie (Soprano e Basso), che intonano i “contrafacta” mozartiani con funzione di “coro greco”; “Doña Juana”, pseudonimo di Giovanna, giovane libertina, insaziabile collezionista di avventure d’amore; Liudmila, colf bielorussa, al servizio della predetta; Arturo, giovane di buona famiglia, insidiato da Doña Juana; Ottavia, giovane di buona famiglia, fidanzata ufficiale del predetto; la signora Arcibalda, madre di Arturo; la statua, effigie marmorea della signora Arcibalda, uccisa da Doña Juana all’inizio dell’operetta; Elvio, ex preda d’amore di Doña Juana, ormai da tempo “scaricato”, ma inconsolabile e isterico; Zerbino, benzinaio sempliciotto sedotto da Doña Juana; Tommasetta, fidanzata ufficiale del predetto; Ugo, amico di Zerbino e Tommasetta Doris, amica di Zerbino e Tommasetta la custode del cimitero una pia visitatrice di cimitero un disc-jockey (personaggio muto) al servizio di Doña Juana Ambienti: A = esterno della casa in cui Arturo vive con sua madre B = strada davanti all’ingresso dell’hotel in cui alloggia di Elvio C = distributore di benzina di Zerbino D = interno della casa di Doña Juana E = cimitero
Luogo ed epoca di riferimento: Italia – Epoca attuale N.B. La suddivisione in atti e scene ricalca esattamente quella del libretto di Da Ponte. Laddove, per economia drammatica, una o più scene non siano state parodiate, la scelta risulterà dichiarata in modo esplicito (“SOPPRESSA/SOPPRESSE”). PRIMO ATTO CONTRAFACTUM 1°: “NOTTE E GIORNO FATICAR” (Basso) (che preannuncia l’azione e precede la prima apertura di sipario) Prima scena (A) Instrumental-rock -music 1
LIUDMILA Anche stanotte non si dorme, porcaccia miseria! Ah, ma domani gliele canto alla mia padrona… eccome se gliele canto! Che diavolo, io sono stata assunta come colf, mica come sua assistente in imprese amorose! Se ci ha la malattia di cuccare, che se la sbrighi senza tirare in ballo me! Lavare, stirare, spolverare, andare a fare la spesa e cucinare…: fino a prova contraria, è questo che mi tocca per la misera paga che piglio. Questo e nient’altro. E quando dico “nient’altro”, dico nient’altro. Chiuso. Stoy. E invece… un giorno devo andare a consegnare al tale un bigliettino profumato, il giorno dopo devo correre a portare un regalino al talaltro… Una volta devo tendere un tranello a Tizio perché si presenti a quel certo appuntamento, la volta dopo devo andare a riferire a Caio che la mia padrona non potrà più vederlo perché s’è beccata una brutta malattia… E gli insulti, i pianti, gli strepiti, gli sputi e le botte che mi tocca prendere al posto suo?! Con tutti i pasticci che combina cambiando fidanzato un giorno sì un giorno no, per colpa sua ho rischiato di finir male in più d’un’occasione! Stanotte – giuro – è l’ultima volta che me ne sto zitta a subire. Visto che non sono tipa da rimangiarmi la parola data, le faccio portare a termine questa sua ennesima avventura, ma poi la pianto in asso, come è vero che mi chiamo Liudmila e che vengo da Minsk. Ah, lo so bene che finirò per essere rispedita nel mio paese d’origine, visto che il permesso di soggiorno non ce l’ho e non me lo daranno mai; ma tanto vale che me ne torni là a patire la fame visto che, qui, con quella disgraziata che mi tiene a servizio – la bella Doña Juana (che cosa ci troveranno poi… qualcuno me lo dovrà spiegare) – finirò di certo per passare dei brutti guai… magari addirittura finirò con l’essere fatta a pezzi. Niet, basta! Ho deciso. Per stasera continuo a farle da palo, mentre lei ne combina un’altra delle sue; poi, però, me la filo. (alzando la voce, come per farsi sentire all’interno della casa in cui si trova Giovanna) Da domani, cara la mia signora, le sue bravate diventeranno per me soltanto un pallido ricordo! Glielo garantisco! (irrompe in scena Doña Juana inseguita da Arturo; Liudmila si nasconde in qualche angolo di palcoscenico) ARTURO (mentre cerca di trattenere per un braccio Doña Juana, la quale, coprendosi il volto, è decisa a fuggire) Mostra il tuo volto, femmina depravata! Fatti riconoscere! Che cosa ti ha fatto pensare che un tipo come me potesse essere interessato ad una fuggevole avventura? Per chi mi hai preso, per uno che ci sta con tutte? Lasciati identificare, donna di facili costumi. DOÑA JUANA (mentre si divincola) Ma insomma, razza di imbecille, la vuoi piantare di strillare come un maialino al macello?! Vuoi mollarmi o vuoi che ti faccia male per davvero? ARTURO (indirizzando la voce verso l’interno della casa) Mamma, mammina… una malintenzionata ha cercato di sedurmi e ora non mi vuole neanche dire chi è! DOÑA JUANA (liberandosi dalla presa) E toglimi di dosso ‘ste mani di budino! (fugge via; intanto, dalla parte opposta, è entrata in scena Arcibalda) ARTURO (indicando alla madre la direzione presa da Doña Juana) Dì là, mammina! È andata di là quella scellerata! (Arcibalda si lancia all’inseguimento) Acchiappala, mammina, e dille quello che si merita. Dille che io – e scusa l’espressione volgare – non sono uno da “una botta e via”. Dille chiaro e tondo che… io sono Arturo, non sono un duro; io, con le donne, vo sul sicuro. Ed è per questo che mi sono fidanzato ufficialmente con la dolce Ottavia, che viene da una famiglia rispettabile, che è figlia di uno stimato dirigente d’azienda, che porta una dote niente male e che sposerò non appena mi sarò sistemato nell’ufficio pubblico che suo padre mi ha procurato con una solida raccomandazione. (urlando verso l’inseguitrice e l’inseguito) Io intanto me ne torno a dormire. Ho un sonno tale… (esce di scena sbadigliando; dall’altra parte, quasi subito, compare Doña Juana, agguantata da Arcibalda) ARCIBALDA ’mbè?... Si può sapere che cosa ti eri messo in testa di fare con il mio bambino? DOÑA JUANA Ma come, cara signora? Una persona della sua classe e della sua sensibilità mi chiede… che cosa mi fossi messa in testa di fare con il suo adorabile Arturo? Ma è logico, cara signora Arcibalda… la mia aspirazione non poteva essere che una: il matrimonio! Volevo chiederlo in sposo. ARCIBALDA Vuoi farmi credere che eri all’oscuro del suo fidanzamento ufficiale con Ottavia? DOÑA JUANA (fingendo disperazione) Oh, no! Orrore e raccapriccio! Arturo è dunque già promesso sposo ad un’altra… Che disdetta! Nulla sapevo del fatto che il suo cuore fosse già impegnato. In tal caso, cara signora, lasci che mi ritiri in buon ordine… ARCIBALDA Neanche a parlarne, cara la mia Rovina-famiglie! Te lo dirò io quando sarà venuto il momento di andartene, cosa che accadrà non prima che abbia telefonato alla polizia. E comunque, prima di tutto questo, dimmi un po’ se entrare nottetempo nella stanza da letto di un giovane per bene, ti sembra il modo migliore di chiedergli la mano. DOÑA JUANA Oh, è vero, cara signora, ma vede… nella mia ingenuità, credendo che Arturo fosse libero, ero venuta a conoscenza della sua costante irreperibilità diurna… So che è indaffaratissimo di giorno… ARCIBALDA Certo, che cosa credi, che il mio Arturo sia uno scansafatiche?
DOÑA JUANA No, appunto; ed è per questo che ho cercato con lui un contatto notturno. Ho scelto la notte, perché ero certa di potergli esternare con la dovuta calma tutta la serietà delle mie intenzioni. Ma tutto questo è ormai privo di senso, visto che Arturo ha già promesso il proprio cuore… ARCIBALDA …a quello di Ottavia, sì, puoi dirlo forte; la quale è molto ma molto meglio di te, lazzarona! Ottavia non si introdurrebbe mai, come una ladra, in casa di qualcuno. DOÑA JUANA Ho sbagliato, signora. La prego, ci metta una pietra sopra. A spingermi ad agire in modo così sconsiderato è stato unicamente il sogno di poter trascorrere tutta la vita accanto ad un uomo del valore di Arturo… Che bello sarebbe stato… con una suocera come lei… ARCIBALDA (intenerendosi) Dici sul serio? Era dunque un sentimento sincero, il tuo? DOÑA JUANA Sincero come nessuno degli altri da me provati da quando sono al mondo! Non chiami la polizia, la prego. Per una ragazzata a cui sono stata spinta da sincero ardore, finirei segnata a dito e non potrei più impegnarmi nelle opere di bene a cui dedico tutto il mio tempo libero. Faccio volontariato negli ospedali e nelle carceri, sa? ARCIBALDA Non so se fidarmi… DOÑA JUANA Guardi, per dimostrarle la purezza dei moti del mio animo, voglio brindare con lei stappando il più pregiato dei vini d’annata che ho appena acquistato per una cena d’affari. ARCIBALDA Vada per il brindisi… anche se sarebbe più l’ora di un cappuccino e di una brioche appena sfornata… Ma va be’, non staremo a sottilizzare; per il futuro, però, ragazza mia… meno colpi di testa, siamo intese? DOÑA JUANA Intese. Ed ora, col suo permesso… (certa che si trovi nei paraggi, battendo le mani a mo’ di richiamo) Liudmila! Il migliore dei miei vini. LIUDMILA (venendo allo scoperto con una bottiglia) Eccomi. ARCIBALDA E questa chi è? DOÑA JUANA È la mia colf bielorussa. ARCIBALDA E se ne va sempre in giro con una bottiglia di vino pregiato? DOÑA JUANA Non le avevo detto di averne acquistati da poco per una cena d’affari? ARCIBALDA Vero. DOÑA JUANA Anche lei, cara signora, essendo persona benestante, andrà a fare acquisti con la sua colf, immagino. ARCIBALDA Certo! Per chi m’hai preso? Per una che non può permettersi una donna di servizio?
DOÑA JUANA Non mi permetterei… Vogliamo dunque brindare alla nostra neonata amicizia? ARCIBALDA Brindiamo. DOÑA JUANA (in tono allusivo) Liudmila, versa due bicchieri nel modo più consono alla solennità del momento. (Liudmila obbedisce) Alla nostra salute, cara signora Arcibalda. ARCIBALDA E soprattutto ad una tua sempre maggior saggezza. (bevono) DOÑA JUANA (a parte, ridendo satanicamente, mentre Arcibalda comincia a sentirsi male) Sì, alla mia salute e alla tua morte, brutta megera! Il vino che ti sei scolata, non era soltanto pessimo; era anche corretto al cianuro. Crepa, vecchia! (Arcibalda cade a terra morta) instrumental-rock-music 2
Seconda scena (A)
LIUDMILA Eccoci con un altro omicidio sulla coscienza, signora. DOÑA JUANA Con questa, quante suocere scomode abbiamo fatto fuori con il trucchetto del vino d’annata? LIUDMILA Quante esattamente non so. So per certo, però, che questo sarà l’ultimo misfatto che compirò con lei e per causa sua. DOÑA JUANA Mi stai dicendo che hai intenzione di licenziarti? LIUDMILA La tentazione è forte. Ogni volta che vedo una vostra vittima… DOÑA JUANA … vorresti che al suo posto ci fosse la tua povera padrona, non è vero? Di’ la verità che ti piacerebbe tanto vedermi lì per terra, morta stecchita, al posto di quella rompiscatole! LIUDMILA Ma, signora, non mi permetterei mai… DOÑA JUANA E allora non farti nemmeno sfiorare dall’idea di potermi lasciare senza la mia fedele colf. Capito?! LIUDMILA Ho capito, signora. Da. DOÑA JUANA Andiamocene. (escono)
Terza scena (A) ARTURO (entrando in scena ancora un po’ assonnato) Questo po’ di sonno in più proprio mi ci voleva. Ormai mammina avrà già sistemato tutto, ne sono certo. Come potrebbe essere altrimenti? Al mondo non c’è donna che la eguagli. Spesso mi chiedo se esista situazione difficile che non sappia risolvere con il suo carattere forte e deciso. Sono stato proprio fortunato a nascere figlio suo! (improvvisamente, vedendo la mamma morta a terra) Mamma…, mammina!!... Oh… (tastandole il polso) ma tu, mamma, sei… morta! Mammina è morta! Aiuto! Aiuto! Qualcuno venga in mio aiuto! (entra in scena trafelata Ottavia) OTTAVIA Che cosa succede, amore mio? Ho sentito i tuoi angosciosi richiami e… (notando Arcibalda a terra esanime) Ma questa, Arturo, è… tua mamma! Che cosa le è capitato? Ha avuto un mancamento? ARTURO (piagnucolando) Di più, di più… Ottavia mia adorata. Mammina è… morta. OTTAVIA (esterrefatta e confusa) Morta?... Ma… da quanto tempo? E oltre a ciò… come può essere accaduto? (al pubblico, a parte, improvvisamente sovraeccitata) Sì, sì, sì!!!... È davvero superesaltante l’idea di cominciare la mia vita matrimoniale senza questa scocciatrice di suocera! Ehm… (tornando a rivolgersi ad Arturo, in tono dolente e angosciato) quando… come è accaduto, amore mio? ARTURO (sempre piagnucolando) È senz’altro morta di infarto, a causa della fatica sostenuta nell’inseguimento di una specie di… demonio. OTTAVIA Che cosa dici, Arturo? Stai farneticando? ARTURO Niente affatto. Questa notte, mentre dormivo e come al solito ti sognavo in sembianze d’angelo, un’ignota femmina completamente priva di scrupoli è penetrata nella mia stanza e ha cercato di sedurmi… OTTAVIA (con veemente incredulità) Che cosa?!!! (rivolgendosi alla morta) Sentito, signora, che razza di maiale è il suo bravo Arturo?! ARTURO Perché mi insulti, zuccherino mio? È stata quella tipa ad entrarmi in camera, mica io ad avercela portata! Proprio così, anima mia, te lo giuro. E io, di fronte a un simile pericolo, che cosa avrei dovuto fare? Dapprima ho cercato di liberarmi dalle spire di quel rettile in gonnella. Poi, vista la mal parata, ho invocato l’aiuto della mia mammina. Sai bene quanto riusciva… (gettandosi sul cadavere) Oddio! già ne parlo al passato… Sai bene quanto riusciva ad essere energica quando si trattava di difendere il suo bambino… OTTAVIA (in tono allusivo) Hai voglia se lo so. (notando una coppa ancora stretta fra le dita della vittima) Ehi, Arturo, ma tua mamma stringe una coppa nella mano destra!... Che sia stata avvelenata? ARTURO Se tu anche solo lo sospetti, sarà certamente andata così. Sei così intelligente, fragolina mia! Oltretutto, a pensarci bene, i modi di quella femmina diabolica mi facevano giusto pensare a una specie di maga Circe o di Lucrezia Borgia, mentre cercava… ovviamente senza successo… di indurmi a tradirti. OTTAVIA Non v’è dubbio. Tua mamma è stata senz’altro ipnotizzata da qualche discorsetto ben imbastito e… (al pubblico) visto che quando c’era da alzare il gomito non si tirava mai indietro… (ad Arturo) avrà visto di buon occhio l’idea di metter tutto a tacere in cambio di un buon bicchiere. ARTURO (togliendo la coppa dalla mano della vittima) Infatti, adesso che osservo con attenzione il fondo di questa coppa, vi scorgo un evidente residuo di vino. OTTAVIA Probabile che, sottoposto ad analisi, quel residuo riveli la presenza di qualche sostanza tossica. ARTURO Solo la polizia scientifica potrà confermarlo. Amore, aiutami a comporre degnamente le spoglie mortali di mammina. OTTAVIA Eccomi, tesoro. Poi ci rivolgeremo a chi di dovere. Quell’assassina dovrà pagarla cara. Dovrà essere assicurata alla giustizia, quella maledetta che tanto ha fatto piangere… (con nauseante sdolcinatezza) il mio Turituri. (escono trascinando via il corpo di Arcibalda) CONTRAFACTUM 2°: “DALLA SUA PACE” (Soprano) (che commenta l’azione)
n. 1 (basso) Notte e giorno faticar per chi nulla sa gradir; pioggia e vento sopportar, mangiar male e mal dormir… (indicando Liudmila) Licenziarsi lei vorrebbe, ma le tocca lavorar. Sì, sì, sì, sì… La padrona sta là dentro, sta insidiando il bell’Arturo e lei lì, di guardia, al muro!... Ma mi par che venga gente… La commedia va a iniziar. n. 2 (soprano) Non avran pace finché sapranno chi è la mendace che agì a lor danno. Voglion giustizia. Certo l’avran. Se lui sospira, lei fa lo stesso; se lui s’adira, lei gli va appresso; e non ha bene, se lui non l’ha. |