"Giulietto e Romina" Atto unico in un prologo, sei scene e un epilogo liberissimamente ispirato alla quasi omonima e comunque assonante tragedia di William Shakespeare - (Krisolof & Co. Copywright 2008)

 

Personaggi

 L’autore, Una addetta alla pulizia del teatro, Cupido,  Prof. Montecchi, Romina, Mercuzia, Sara, Ambra, Volbenia, Prof. Capuleti, Giulietto, Gregorio, Sansone, Paride, Tebaldo,  Un custode di museo, Miss Gwendoline, Miss Victoria

 

L’azione si finge nel tempo presente,

in una sala della Pinacoteca Ambrosiana di Milano,

dove due gruppi studenteschi

(quello cui appartiene Giulietto,

proveniente da una scuola media di Verona,

e quello cui appartiene Romina,

proveniente da un liceo linguistico di Mantova)

sono in visita di istruzione.

 Sullo sfondo della scena, ben visibile al pubblico,

una riproduzione ingigantita del “Canestro con frutta”

di Caravaggio.

MUSICA n. 1 - (ouverture)

 

PROLOGO

 (Terminata la musica di introduzione, l’autore, in abiti vagamente shakespeariani,  annuncia il soggetto della commedia.)

 

AUTORE

Due gaie scolaresche, entrambe in gita,

si trovano per sorte a visitare

lo stesso capoluogo di regione.

Milano è la città del loro incontro.

I loro professori son convinti

sia bene ingentilire i loro cuori;

per questo li accompagnan – che fatica! –

per mostre, gallerie e pinacoteche.

È in un di questi luoghi, all’Ambrosiana,

che, a un tratto, imprevedibil come sempre,

con tutta la sua forza devastante,

l’Amore chiama a sé due cuori ardenti.

Son quelli di Romina e di Giulietto,

ma – ahimé! – la bella è alquanto grandicella,

è allieva di liceo da ben tre anni.

Di lei è ben più giovane l’amante

ovvero il ragazzino a cui Cupido

il cuor fa traboccare di passione;

più giovane e, va detto, non di poco.

Non è che in prima media. Ci pensate?

Primino… e delle medie!... il marmocchietto.

Avete mai sentito un caso uguale?

Io no. Ed è per questo che vi chiedo:

potrà fra due siffatte colombelle,

fra i membri di una coppia così messa,

così scombiccherata e innaturale,

sbocciare un sentimento duraturo?

Vedetelo voi stessi.

Ecco Giulietto.

(L’autore esce si apparta sul lato di palcoscenico opposto a quello da cui si vede entrare Giulietto.)

MUSICA n. 2

 

PRIMA SCENA

GIULIETTO

(tenendo in mano un pezzo di fune annodato a capestro e portando in spalla uno zainetto contenente gli altri oggetti che estrarrà nel corso della scena)

Sono talmente giù di corda che questa corda farebbe proprio al caso mio.

         (guardando in alto, verso le bilance)

Il guaio è che non saprei da dove farla pendere. Qui i soffitti sono così alti!...

(Dopo aver buttato la corda tra le quinte, estrae dallo zainetto una rivoltella.)

A furia di pensare a lei, alla mia dolce Romina, ho la testa che mi scoppia. Tanto vale che me la faccia saltare in aria per davvero.

                   (Si punta l’arma alla tempia, ma subito ci ripensa.)

Il guaio è che il botto richiamerebbe un sacco di curiosi; e dove andrebbe a finire il mio diritto alla privacy? Mica per niente ho scelto un luogo di questo genere: così solitario… così lontano dagli sguardi indiscreti della gente… per farla finita!

(Ripone la rivoltella nello zainetto ed estrae una boccetta di veleno, di cui rimira lungamente il contenuto.)

Eccolo qua il rimedio che mi ci vuole: del veleno! Potente e implacabile! Che porti a compimento in breve tempo l’opera di intossicazione iniziata, ai danni del mio sangue, da un amore non corrisposto e impossibile!

(Stappa la boccetta e si accinge a berne avidamente il contenuto, ma subito si blocca.)

         Già… e se poi non funzionasse? Chi mi garantisce che questo veleno non sia stato estratto da bacche geneticamente modificate?... Se tutto si risolvesse in una crisi convulsiva non letale o, peggio ancora, in un attacco di diarrea, che figura ci farei? Tutti crederebbero ad un’indigestione da gelati e non al nobile proposito di uscire per sempre di scena, da questa valle di lacrime, a causa d’un amore non corrisposto.  Mio Dio, di quale deprecabile equivoco sarei vittima! Deprecabile e infamante! No. Niente veleno.

(dopo aver buttato a terra la boccetta e lo zaino, allo stesso modo dei due precedenti oggetti)

         Eppure un modo dignitoso di porre fine a questa mia indicibile sofferenza ci deve essere!

(Mentre assume un atteggiamento pensoso, entra in scena una addetta alla pulizia del teatro intenta a spazzare il palcoscenico.)

ADDETTA ALLA PULIZIA

(dopo aver notato con crescente disappunto gli oggetti gettati a terra da Giulietto)

Uhei, tè , ragazzaccio! Comincia mica a mettermi in disordine dappertutto… Cos’è ‘sto casino?... Cos’è tutta ‘sta roba per terra?

GIULIETTO

         Mi lasci in pace. Non vede come soffro?

ADDETTA ALLA PULIZIA

         Ma che cosa vuoi soffrire, tè, che ci hai davanti ancora tutta la vita! Che cosa dovrei dire io, allora?

GIULIETTO

         Soffro, soffro… eccome se soffro! Lei non può capire.

ADDETTA ALLA PULIZIA

         Va be’, senti… Se proprio ci tieni, va’ pure avanti a soffrire, ma non qui. Qui mi stai seminando in giro tutte le tue cianfrusaglie e io non riesco a pulire…

Va’ chì che rüssia… che campo di battaglia!

         (raccogliendo la boccetta del veleno e osservandola)

Tè… guarda chì… Cosa ci fa qui ‘sta bottiglietta di coca, col rischio di andare in mille pezzi e di tagliarsi?!... E poi… è ben brutta! Ci ha su una testa di morto sull’etichetta!... È proprio vero che, pur di vendere, questi fabbricanti di bibite farebbero di tutto!

                   (rivolgendosi a Giulietto)

         Dai, su… raccogli le tue porcherie e smamma!

(perdendo la pazienza, dopo non avere ottenuto reazioni da Giulietto)

         Insomma… quante volte lo dovrò ancora pulire ‘sto benedetto teatro, perché venga pronto per la recita di stasera?

GIULIETTO (attonito)

         Per la recita di stasera?! Ma… si può sapere cosa sta dicendo?

ADDETTA ALLA PULIZIA

         Sto dicendo che qui, fra poco, ci sarà spettacolo. Va in scena “Giulietto e Romina”. Non lo sapevi, bamboccio?

GIULIETTO

Cara signora, ho proprio l’impressione che sia incappata in una

clamorosa gaffe. Questa  è    g i à    la  recita di “Giulietto e Romina”. E io, modestamente, ne sono il protagonista!

ADDETTA ALLA PULIZIA

         Oh, Gesü d’amur acés, stavolta l’ho combinata proprio grossa… Mettersi a spassare il palcoscemico mentre che lo spettacolo è di già cominciato… e magari con il pubblico che è già bell’e che seduto. Fa’ un po’ vedere…

                   (dopo avere osservato la platea immersa nella penombra)

         Oh, santa magnesia pürgativa, santa pulènta brüstulida! Non so se si dice lapsus, raptus… o ictus, ma disarìa de ’vè fa ’na bela figüra del cactus… ’na bela figüra del cactus… Meglio che me ne vado via, va’.

                   (Esce.)

GIULIETTO (rivolgendosi al pubblico)

         Scusatela. Dovrebbe essere in pensione già da una decina d’anni, ma non vuole sentire ragioni. Non vuole andarsene, macché!

         Si chiama “mal di teatro”. È persino peggiore del famoso “mal d’Africa”. Ne so qualcosa io, credetemi.

         Vediamo un po’…

                   (ripensando al prologo lasciato a metà)

         Dov’ero rimasto?... Ah, sì! Al veleno ero rimasto. È da quel punto che devo riprendere… Dopo avere escluso l’ipotesi di suicidarmi con il veleno avevo detto:

                   (con enfasi teatrale)

“Eppure, un modo dignitoso di porre fine a questa mia indicibile sofferenza ci deve essere!”    

                   (al pubblico)

         Sì. Riprendo da quel punto.

                   (impostando la voce e atteggiandosi a soggetto malinconico)

         Perché… perché mi sono dovuto innamorare proprio di lei… di Romina? Perché è dovuto toccare proprio a me questo amore così ardente e, nel contempo, così assurdo? Un amore a senso unico e… anagraficamente sbilanciato!

         Io la amo e lei non lo sa. In compenso lo sanno i miei compagni, che non la finiscono di prendermi in giro.

(Entra l’Autore e prende possesso della scena, mentre Giulietto si apparta con passo triste e sconsolato.)

AUTORE (interloquendo con il pubblico)

Perché?... Perché lo prendono in giro?... Possibile che non l’abbiate ancora capito?...

         Ma è logico! Perché fra lei e lui c’è una differenza di età tutt’altro che trascurabile. Lui ha undici anni e lei ne ha sedici; è già questo ha il suo peso. Poi: lui è un primino delle medie e lei è un gran pezzo di…

                   (mordendosi le labbra per autocensurarsi)

insomma… è una di terza superiore. Terza superiore, capite? Ce l’avete presente quanto può essere…

                   (alludendo alle seducenti rotondità del corpo)

in quel modo… una di terza superiore? Ecco:  l e i   ci   è  in quel modo, di nome e di fatto. E lui, a proposito di “fatto”, ne è cotto e strafatto.

         Avrebbe fatto bene a starsene a casa, invece di partecipare alla gita scolastica che l’ha cacciato nel guaio in cui si trova!  E per fare cosa poi? Per andarsene a gironzolare per pinacoteche!

         Sì, sì… Ho detto proprio pinacoteche, non paninoteche. Musei. Esposizioni di quadri, per chi non avesse capito.

         Ah, se ne fosse stato a casa sua, davanti alla tivù per tre giorni secchi… Sì, lo so bene che, essendo io uno scrittore, dovrei pensarla in tutt’altro modo, però… una bella overdose di De Filippi, Greggio, Clerici e Amadeus lo avrebbe messo al riparo dall’ossessione d’amore che lo sta consumando.

         Lo dico contro il mio interesse di autore teatrale, ma nessun rimedio preventivo è meglio della tivù contro lo strapotere delle passioni di cuore! Di sicuro ti rimbecillisce; ma almeno ti mette al riparo dal rischio di dover correre dietro a chi, non lasciandosi raggiungere, ti porta allo sfinimento e alla disperazione stringendo d’assedio tutti i tuoi pensieri e sentimenti.

                   (riferendosi a Giulietto che sta rientrando in scena)

         Ma guardatelo! Vi pare possibile che un individuo si riduca in quel modo a causa dell’amore?

GIULIETTO (giunto ormai al centro del palcoscenico)

         Basta. Bisogna assolutamente che porti a buon fine il gesto che avevo progettato di compiere. Bisogna assolutamente che mi suicidi.

         Ho deciso.

                   (indicando un punto plausibile del fondo scena o delle quinte)

Mi getterò da quella finestra. Il dislivello non sarà tale da uccidermi sul colpo, ma potrò sempre contare sulla natura selvaggia che circonda questo edificio… sulle belve fameliche che popolano gli scoscesi selvosi e la notte in cui siamo immersi… Ve ne sarà almeno una disposta a sbranare questo mio povero cuore straziato!

                   (Esce.)

 MUSICA n. 3

 

SECONDA SCENA

 

(Riconducendo in scena Giulietto, magari tirandolo per un orecchio, entra Cupido. Veste una tunichetta corta di antica foggia greca, bianca con fregi dorati. Indossa una gran parrucca bionda e riccioluta e reca con sé l’inseparabile complemento di un vistoso arco d’oro e di una non meno appariscente faretra.)

 

CUPIDO (con il tono spazientito di un maestro che si rivolga ad uno scolaro indisciplinato)

         Torna subito al tuo posto e non ti permettere mai più di intralciare i miei piani. Hai capito?

(dopo avere energicamente risistemato Giulietto al centro del palcoscenico, rivolgendosi al pubblico)        

Sono il dio dell’amore e, dopo secoli e secoli di onorata carriera, dovrei permettere a un pivello di undici anni di ridicolizzare il mio operato. Questa sì che sarebbe da ridere!

                   (a Giulietto)

         Hai una vaga idea di quello che stavi per combinarmi? Stavi mandando a monte uno dei miei capolavori, una dei miei più sublimi esperimenti di alchimia amorosa! E tutto questo a umiliazione del mio talento, del talento di Cupido, il figlio della dea Venere! Non ti vergogni?!

GIULIETTO (in tono stupito)

         Tu, il dio dell’amore?!... E io che pensavo che esistessi solo come immagine…

CUPIDO (non capendo)

         Come immagine?!

GIULIETTO

         Ma sì, dai, quella che vedi stampata sulla confezione di certi cioccolatini che si regalano il quattordici febbraio.

CUPIDO

         Oh, per Giove, padre di tutti gli dei! Ho capito!... Ti riferisci a quella festa volgare e consumistica chiamata… la festa degli innamorati.

         Mai conosciuta una ricorrenza più ignobile.

         E, comunque, eccomi qua: in carne ed ossa! Mi spiace per te, ma non sono solo un’immagine… un’icona, per dirla alla maniera vostra. Sono un semidio e, in quanto  s e m i – dio, sono fatto per metà della tua stessa pasta. Ciccia che si può pizzicare, sculacciare e… carezzare. Deluso?

GIULIETTO

         Carezzare?... Con quella faccia lì?!

         Per un attimo, mettiamo pure da parte che, essendo un maschietto, non mi interessi gran che… Ma in ogni caso – ed è solo così… pour parler – di te m’ero fatto un’idea assai diversa. Ti facevo meno brutto.

CUPIDO (contrariato)

Te l’ha mai detto nessuno il cafone che sei?!

GIULIETTO

         Mamma mia, come sei permaloso!

CUPIDO (in tono stizzito)

         Permaloso o no, piacente o no, ti voglio ricordare che mio compito è fare innamorare i mortali fra loro, non farli innamorare di me. E comunque, lasciamelo ripetere, sei un bel  c a f o n e !

GIULIETTO

         Dovresti ringraziarmi per non essere stato ancora più offensivo nei tuoi confronti.

CUPIDO

         E perché?

GIULIETTO

         Dopo quello che mi hai combinato…

CUPIDO

         Ti riferisci a quella liceale di Mantova, naturalmente. A Romina.

GIULIETTO

         A chi, se non a lei? Ne sono innamorato pazzo e, da lei, non ottengo neanche uno sguardo. Perdipiù, a distruggermi… oltre a questa cotta, ci sono le prese in giro dei miei compagni di classe, che mi hanno costretto a confessare i miei sentimenti.

CUPIDO

         Io i miei dardi non li scocco a casaccio e questo significa che so prendermi le mie responsabilità. Lasciami dire, però, che ci hai messo un po’ del tuo nel cacciarti in questa situazione così complicata. Non si può certo dire che tu abbia agito con prudenza, ieri…

GIULIETTO (fingendo di non capire)

         Ieri?

CUPIDO (in tono tra l’allusivo e l’irridente)

         Ieri, certo! Quando la tua classe e la sua eravate contemporaneamente in visita alla Pinacoteca di Brera.

GIULIETTO

         Avanti! Sentiamo. Che cosa avrei mai fatto di male, alla Pinacoteca di Brera?

CUPIDO

         Ma sì… invece di perderti nella bellezza del “Cristo morto” del Mantegna, hai attaccato a lumare Romina e non l’hai piantata neanche per un istante. Avessi visto! Te la mangiavi con gli occhi. E non esagero. Di’ di no, se ci hai il coraggio.

GIULIETTO

         Che male c’è? Vorresti per caso mettere la bellezza di Romina con quella del “Cristo morto”?! Con tutto il rispetto per il signor Mantenga… il suo “Cristo morto” se lo    m a n t e g n a     pure, io mi t e g n e r e i    volentieri la bella Romina. Mi rendo conto che tu, pur avendomi detto a chiare lettere di essere un maschio, con l’aspetto che hai… sì, insomma, mi capisci, no? Ecco, sì… quello che voglio dirti, in poche pochissime parole, è che io… preferisco le donne.

CUPIDO

         Appunto. Io che cosa ho fatto, se non assecondare questa tua naturale inclinazione?  Ti ho colpito con un dardo d’amore sul quale era scritto in modo chiaro e inequivocabile il nome “Ro – mi – na”.

GIULIETTO

         Bravo! Complimenti! Il guaio è che non ti sei poi preoccupato, però, di scagliarne uno contro di lei, con su scritto “Giu – liet – to”.

CUPIDO

         Giulietto, caro Giulietto, in tutte le cose ci vuole pazienza. Romina ha cinque anni più di te e, con queste differenze di età, se è il ragazzo ad essere più giovane della ragazza, è del tutto logico che il cosiddetto “colpo di fulmine” segua percorsi più tortuosi e, in alcuni casi… purtroppo…

                   (con una punta di sadismo)

inefficaci.

GIULIETTO (irrigidendosi)

         Sono perduto. Di’ un po’, nel tuo kit ne hai di cianuro per amanti disperati?

CUPIDO (alterandosi)

         Insomma, la vuoi smettere di comportarti in modo così melodrammatico? Se farai esattamente quello che sto per suggerirti, sistemeremo tutto. Tra meno di un’ora, Romina sarà la tua ragazza.

GIULIETTO (trasalendo per l’emozione)

         Davvero?!

CUPIDO

         Ci puoi scommettere!

         Allora, stammi bene a sentire. Tra pochi istanti, la classe di Romina entrerà in questa sala per ammirare quella natura di Caravaggio. A Romina piacciono i tipi sull’intellettuale… capisci cosa intendo?

GIULIETTO

         Certo che capisco.

CUPIDO

         Bene. Loro entreranno da destra e tu ti farai trovare davanti a quel famoso quadro, mostrandoti rapito dalla sua bellezza e intento a prendere appunti…

GIULIETTO

         Appunti?... E che cavolo dovrei scrivere? Oltretutto, a me, quel quadro neanche mi piace!

CUPIDO (irritatissimo)

         Ma, insomma, vuoi collaborare o no? Dopotutto è per te che mi sto sbattendo!

GIULIETTO (mortificatissimo)

         Scusami.

CUPIDO

         Scriverai quello che ti pare. La formazione della tua squadra del cuore… parolacce contro i tuoi professori… quello che ti pare. L’importante è che ti veda scrivere. Lei e le sue compagne non potranno fare a meno di notarti. È questo che conta. A quel punto, dopo che Romina si sarà accorta della tua presenza, tu te ne andrai verso sinistra, raggiungerai la tua classe, che è poche sale più avanti e che ti sta aspettando… ed è allora che entrerò in azione io.

GIULIETTO

         Che cosa farai?

CUPIDO

         Semplice. Se, dopo che sarai uscito, Romina dirà qualcosa su di te… qualcosa di bello, di carino… allora io – zac! – la colpirò. Raggiunta dal mio dardo, non le sarà più possibile vivere senza il tuo amore.

GIULIETTO (ballando, come impazzito di gioia)

         Sì, sì, sì, sì !!!

CUPIDO (in tono deciso e pragmatico)

         Al lavoro, dunque. Non perdiamo tempo. Stanno arrivando