"Haribò Mozart" Teen - musical in un Prologo e tre Quadri destinato ad un cast di adolescenti per un pubblico di adolescenti  (1997)

 

Personaggi (in ordine di apparizione):

 Wolfgang Gottlieb Mozart, all’età di quattordici anni

 le Bloody Babes, banda di teppistelle sue coetanee:

Lupa

Iena

Cocca

Titti

Piuma

Debi

 tre teppistelli, coetanei delle predette:

Marcio

Bidone

Smacco

 

due studenti-modello, coetanei dei predetti:

Lecchina

Sbirro

 

Leopold Mozart, padre di Wolfgang (voce maschile adulta fuori campo)

Corpo di ballo femminile (con sola funzione coreutica),

parte integrante della banda delle Bloody Babes.

 

 L’azione si finge nella nostra epoca,

con allusione al contesto urbano in cui si realizza l’allestimento

(e con opportuni aggiustamenti di testo

ad ogni nuova rappresentazione in ogni nuova “piazza”).

 

I costumi, tranne quello di Mozart,

si ispireranno all’abbigliamento caratteristico

degli adolescenti delle nostre periferie urbane.

 

INTRODUZIONE STRUMENTALE DANZATA (inserto musicale n. 1)

  

PROLOGO

 

(Sullo sfondo, in posizione centrale e senza altro elemento scenografico, è visibile la parte posteriore di un postale di sobria foggia tardosettecentesca. Il portabagagli sovrastante il tettuccio dell’abitacolo è stracarico: bauli, bauletti, sacche da viaggio, cappelliere, borse, fagotti… Da sinistra entra in scena il giovane Mozart. Si avvicina alla carrozza per risalirvi, dopo avere profittato di una breve sosta per fare i propri bisogni.)

 

MOZART (in tono soddisfatto)

Ecco fatto, padre. Possiamo ripartire. Non so proprio come avrei potuto resistere fino a Milano. Adesso sì che mi sento bene; avevo l’impressione che la pancia stesse per scoppiarmi.

            (dopo aver guardato all’interno della carrozza e dopo averla trovata vuota)

Padre… padre… Dove siete?

            (in tono allusivo)

Ehm… anche voi avevate forse necessità di… scaricarvi?

            (dopo aver cercato e ricercato in ogni angolo di palcoscenico)

Non c’è.

            (preoccupato; urlando)

Padre! Padre!... Questa sì che è bella! Chiederò al postiglione.

            (al postiglione, che non c’è, ma che sarebbe comunque invisibile al pubblico perché celato dal gran carico di bagagli)

Signor Giobatta!

            (dopo aver constatato che nessuno siede a cassetta)

Sparito pure lui. Uhm… Che razza di scherzo è questo? Né il vetturino, né mio padre sono tipi da prendersi gioco del prossimo… e per di più in modo così crudele. No: qui c’è sotto qualcosa.

            (dopo avere estratto l’orologio dal taschino  per controllare l’ora)

Oltretutto è un’ora tale che, se non ci si muove, a Milano arriveremo a notte fonda…

            (riprovando a chiamare)

Padre!... Signor Giobatta!... Niente da fare.

            (preso da improvviso panico)

Oh, mon dieu! I banditi! I banditi: come ho fatto a non pensarci prima?! Questa è quella famosa zona a nord di Milano che tutti ci hanno descritto come la più infestata di tagliagole dell’intero Stato lombardo! Questa è… Sesto San Giovanni!

            (dopo aver lanciato una rapida occhiata al bagagliaio)

Sì, ma… il bagaglio manco è stato sfiorato e… dei malviventi che cosa ci potrebbero fare con un vecchio postiglione a cui non abbiano rubato la carrozza e… con un tipo come mio padre al netto delle sue quattro carabattole?

            (divagando)

Mio padre… Prendersi lui senza i suoi oggetti personali vorrebbe dire tirarsi in casa…

            (dopo essersi guardato in giro, per assicurarsi di non essere ascoltato)

 … nient’altro che un guaio. E’ un tipo così pignolo!

            (facendogli in verso)

“Fa’ questo, fa’ quello; sta’ attento a questo, sta’ attento a quello; questo si fa, questo non si fa; questo piace a tuo padre, questo dispiace al Padre nostro che sta nei cieli…”  Insomma… uno dopo un po’ non ce la fa più!

            (in tono ironico)

Se lo prendano… se lo prendano pure. Si accomodino… Se ne accorgeranno!

            (fantasticando sottovoce, in tono divertito)

In fondo… non sarebbe poi così male, se lo avessero rapito. No, no… mica per sempre, si capisce! Per un po’ soltanto… per un giorno. Toh, giusto il tempo di prendermi un po’ di riposo da quella sua ossessionante dedizione alla musica.

            (tornando a fare il verso al padre e facendolo a  sé, figlio ubbidiente)

“Woferl, esercitati alla tastiera muta!” – “Sì, padre.”

“Woferl… e quel pezzo che t’è rimasto da comporre? Vuoi sbrigarti o vuoi che l’impresario scritturi un altro maestro?!” – “Provvedo subito, padre.”

“Woferl, non vorrai sprecare il talento che hai avuto in dono dal buon Dio, giocando con dadi e biglie?!” – “Smetto subito, padre…

            (in tono di crescente esasperazione)

Sì, signor padre! Sì, signor padre!! Sì, signor padre!!!”

Uffa! Avrò diritto anch’io ad un po’ di divertimento, no?!

            (tornando al problema del momento; ora però calmo)

Io riprovo a chiamare. Se nessuno risponderà – banditi o non banditi – mi riterrò in vacanza. In tal caso mi basterà qualche ora per riconciliarmi con la vita. Ai gendarmi, se proprio dovrò denunciare la scomparsa di mio padre, avrò sempre tempo di rivolgermi più tardi.

            (gridando, ma senza alcuna veemenza)

Signor padre!... Signor padre!

            (quasi elettrizzato dalla gioia)

Signor onnipotente, ti prego… fa’ che non risponda, ti scongiuro. E, con mio padre, neppure il signor Giobatta.

            (impaurito dai suoi stessi pensieri)

No, per carità!... Non che siano… morti. Quello no! Fa’ solo che possa starmene per conto mio una mezza giornata… Magari, già che ci sei… si potrebbe fare un giorno?... Un giorno intero?...

            (chiamando con sempre minor convinzione, come non volendo rompere un incantesimo; distrattamente, quasi sottovoce)

Signor padre…

            (al colmo della gioia a causa della mancata risposta)

Tutto tace… Tutto tace! Magnifico!

            (pomposamente, con un plateale inchino rivolto alla platea; in tono ironico)

Signor Mondo e signori suoi abitatori, annuncio con il massimo della deferenza che, facendomi un solenne baffo di tutti i prodigi che fino ad oggi avete preteso che compissi in veste di musicista, avete acquistato da oggi… non so per quanto, ma da subito… un vagabondo felice e scioperato!

 

 

CANZONE DI MOZART (inserto musicale n. 2)  

 

E’ una strana giornata davvero:

tutt’a un tratto qualcosa non va,

ma, per dirla con cuore sincero,

già la cosa m’affascina,

non mi preoccupa…

sento che è libertà!

           

Non importa perché sia successo;

sono libero e questo mi basta.

Duri un anno o mezz’ora, da adesso

voglio proprio spassarmela un po’.

Ho svenduto i miei anni più belli

ai capricci di conti e damine,

di arcivescovi, re e colonnelli.

Ora basta, mio caro papà!

 

Mi circonda una strana atmosfera

che mi riempie di elettricità;

chi sa mai se, arrivata stasera,

sarò un altro individuo,

forse un po’ magico…

che viver meglio saprà!

 

            Non importa perché sia successo;

            sono libero e questo mi basta.

            Duri un anno o mezz’ora, da adesso

            voglio proprio spassarmela un po’.

            Ho svenduto i miei anni più belli

            ai capricci di conti e damine,

            di arcivescovi, re e colonnelli.

            Ora basta, mio caro papà!

  

PRIMO QUADRO

  

(Riprendendo possesso della scena dopo aver cantato, il giovane Mozart si prepara a gustare il piacere di una giornata di libertà. Sulle ultime battute della sua canzone, alle sue spalle, lui ignaro, la scenografia ha intanto subito un cambiamento: sulla sommità della diligenza è comparsa la scritta luminosa “IL CARROZZONE – DISCOTRASH – SALA DA SBALLO”)

 

MOZART (restando in panciotto, ma mai togliendosi la parrucca)

Ecco qua: via la redingote… maniche della camicia rimboccate…

            (sfregando il palmo di una mano per terra e passandoselo sul viso)

... un po’ di sporco in viso e sulle mani… e nessuno potrà neanche vagamente sospettare ciò che sono in verità: un talent décidé… un garçon prodigieux… Per un giorno almeno, se l’incantesimo dell’improvvisa sparizione di mio padre mi farà la grazia di durare fino a stasera… per un giorno almeno voglio prendermi la soddisfazione di non avere nulla a che fare con la musica.

            (autoconvincendosi, ma con ironia)

Io… un musicista? Questa sì che è da ridere! E chi ha mai saputo leggere una nota?! Ah, ah, ah!

            (dopo essersi guardato le mani sporche)

Sì, ho deciso. Oggi sarò… un facchino, uno di quei ragazzi che lavorano alle stazioni di posta… un ragazzo di fatica; proprio così. Del resto, qui chi potrebbe credere che io non lo sia? Chi potrebbe smascherarmi? Queste sono contrade da cui non sono mai passato; qui nessuno mi conosce.

            (in tono divertito)

Uh, che bel gioco!

            (Irrompono in scena le Bloody Babes, un gruppo di teppistelle di periferia. Sono infuriate a causa del recente aumento del prezzo d’ingresso alla discoteca “IL CARROZZONE”. N.B. Da questo punto del testo, tutte le battute o parti di battute in maiuscoletto potranno essere adattate alle specificità linguistico-espressive del mondo giovanile proprio di ciascuna delle realtà locali ospitanti le riprese dello spettacolo.)

 

LUPA (tenendosi alla testa delle compagne e  urlando selvaggiamente)

            Guerriere, che cosa fanno le Bloody Babes a chi le fa incazzare?

TUTTE (in coro e con compattezza militare)

            Gli scassano tutto!

LUPA (sempre più inferocita, indicando l’ingresso del “CARROZZONE”)

            E che cosa fanno a questi bastardi che vogliono un pacco di soldi per farci entrare a ballare?

IENA

            Gli imparano come si sta al mondo sgarruppandogli il fuoristrada!

TUTTE

            Gli sbordellano la vita!

 

            (Rapidamente compattandosi in una scomposta formazione, le Bloody Babes intonano il loro “inno”)

 

 

CORO DELLE BLOODY BABES (inserto musicale n. 3)

 

Siam le terribili Bloody Babes

e non ci frega niente

di quelli che / ci dicono che

un giorno la pagherem.

Bighellonando per la città,

terrorizziam la gente;

chi s’intromette dei guai passerà

che non dimenticherà!

 

            Vieni anche tu con noi,

            non te ne pentirai:

            Quel che t’offriamo è un futuro migliore

            in un mondo sfasciato perché…

 

Siam le terribili Bloody Babes

e non ci frega niente

di quelli che / ci dicono che

un giorno la pagherem.

Bighellonando per la città,

terrorizziam la gente;

chi s’intromette dei guai passerà

che non dimenticherà!

 

            Quel che ci piace far

            è perder tempo al bar

            e quando cala la notte riempire

            di botte i passanti perché…

Siam le terribili Bloody Babes

e non ci frega niente

di quelli che / ci dicono che

un giorno la pagherem.

Bighellonando per la città,

terrorizziam la gente;

chi s’intromette dei guai passerà

che non dimenticherà!

 

(Mozart ha assistito con curiosità all’apparizione delle Babes; entrato nel campo visivo di Lupa, viene da lei immediatamente preso di mira.)

 

LUPA (in tono beffardo)

            Ehi, raga, guardate un po’questo calatino in costume. Lui non solo s’è potuto permettere di entrare al “Carrozzone”, ma addirittura l’ha fatto alla faccia nostra mettendosi in maschera!

PIUMA

            E con che costume!

COCCA

            Da che cos’è? Da centralinista dell’Infostrada?

TUTTE (ridendo sguaiatamente)

            Ah, ah, ah!

TITTI

            O magari da… assaggiatore di cocaina?

            (rivolgendosi alle compagne)

È buona, eh?

COCCA

            Che cosa? La coca o la battuta?

TITTI

            Ma… la battuta, no?!

            (non notando reazioni di ilarità, neanche un mezzo sorriso)

Ehi, non vi è piaciuta neanche questa?

PIUMA

            Dormi, Titti! Sforni delle geniate che fanno sboccare!

COCCA (a Mozart, con tagliente ironia)

            Quei pantaloni dovevi farteli fare un po’ più corti! … O ci hai forse l’acqua in casa?

TUTTE

            Ah, ah, ah!

LUPA (raggelando le compagne con un gesto)

            Basta! Cosa fate, guerriere? Pare quasi che lo state prendendo in simpatia, questo qui. Lui ce l’aveva la grana per andare after hours al “Carrozzone”! Questo qui è un maledettissimo sancarlino! E noi cosa gli facciamo agli infami come questo qui?

IENA

            Gli facciamo la lampada con l’accendino!

PIUMA

            Li sbronziamo di chinotto caldo…

COCCA

            … dopo avergli fatto leccare le bocce dei nonni che giocano alla rampa!

TUTTE (sguaiatamente)

            Ah, ah, ah!

MOZART (incuriosito e per niente intimorito)

            Che bello! Che bello!

Loro appartengono senza dubbio ad una compagnia di comici che si deve esibire in questa città! Prego, mi dicano dove si terrà il loro spettacolo. Sarei felicissimo di prendervi parte… come spettatore, naturalmente!

 

IENA (assalendolo)

            Ehi, verme, ripigliati e ascoltami bene. Noi, chi ci prende per il culo, lo sfondiamo di mazzate. Capito?!

MOZART (cominciando a preoccuparsi)

            Se ho capito? Mi chiedono se… ho capito? Veramente… no. Signorine, siano così gentili da voler comprendere…

PIUMA

            Ma come diavolo parla ‘sto cardamone?

COCCA

            Non sarà mica uno che se la spagliaccia perché ha fatto un po’ di latino in terza media?!

TUTTE (compatte, cantilenando)

            Scemo! Scemo!

LUPA (a Mozart)

            E adesso magari verrai a raccontarci che la notte non l’hai passata a impasticcarti dentro al “Carrozzone”!

MOZART (tra sé oppure al pubblico, pensando ai propri progetti di libertà più che alle minacce delle Babes)

            Ecco l’occasione ideale per spacciarsi per ragazzo di fatica.

(alle Bloody Babes)

            Certo che non ho passato la notte là dentro! Quella vettura viene da… Salisburgo e io… io lavoro qui, alla stazione di posta. Riparo carrozze.

PIUMA

            Ehi, raga, ma questo è proprio fumato! Avete sentito? Ci vorrebbe far credere che i carrozzieri lavorano in posta!

TUTTE (c.s.)

            Scemo! Scemo!

TITTI

            Ma il bello è che ha preso l’entrata della discoteca per un carrozzone vero!

MOZART (seccato)

            Quella è una carrozza vera!... E non capisco, gentili signorine, perché insistano nel definirla spregiativamente “Carrozzone”. Mio padre l’ha pagata un occhio…

(avvedendosi della gaffe)

ehm, volevo dire… ci ho lavorato tutta la notte. C’erano da effettuare riparazioni d’ogni genere…

(dopo avere osservato attentamente l’oggetto in questione)

anche se, effettivamente, non comprendo cosa sia quell’insegna risplendente che mai prima d’ora avevo veduto!

IENA

            Ehi, cervello rebusciato... Dacci un taglio che ci stai asciugando con le tue minchiate!

LUPA

            Alt, guerriere! Non voglio che se la sgommi e neanche che gli si faccia un caricone prima di averci capito qualcosa di più. Questo qui, a me… più di uno che ci fami sa di un babbazzo strano.

PIUMA (avvicinandosi a Mozart e tastandogli una manica della camicia)

            Hai ragione, capo. A toccarla, questa roba qui… e soprattutto a sniffarla…

(annusando la parrucca di Mozart)

non mi sa di costume, ma piuttosto di un vestito che viene da chi sa dove.

COCCA (rivolgendosi a Piuma)

            Ma si può sapere che cavolate stai sparando?

PIUMA

            Ma sì… ma guardatelo! Questo qui… o è un vecchio con il muso da sbarbato o è uno sbarbato con il dentro da nonno!

COCCA (in tono beffardo)

            Ehi, socie, Piuma s’è fatta filosofa! Un applauso!

TUTTE (applaudendo; c.s.)

            Scema! Scema!

COCCA (a Mozart, prendendo la parola tolta a Piuma)

            Quanti anni hai, ciollone?

MOZART

            Quattordici.

LUPA (sostituendosi a Cocca)

            Come noi, allora. Sei anche tu dell’ottantasei.

MOZART (stupito)

            Mi scusino, signorine, ma come potrei avere quattordici anni se fossi dell’ottantasei, visto che ci troviamo nel settanta?!

LUPA

            Vacci piano… vacci piano con i numeri che io con quella di mate ci parlavo solo di notte, quando la drogavo di rabbia con le telefonate anonime!

MOZART (sempre più confuso)

            Come, prego? Che cosa significa “quella di mate” ?

IENA (incalzandolo)

            Ma a te che te ne fotte? Ricàntaci piuttosto la tua età.

MOZART

            Ho quattordici anni.

TITTI

            E non sei nato nell’ottantasei?!

MOZART (inquieto)

            Signorine, evidentemente loro hanno decise di prendersi giuoco di me. Come potrei esser mai nato nell’ottantasei, se a quell’anno del Signore si è ancora ben lungi dall’essere giunti?

IENA

            Di’, bestia, ti vuoi schiodare da quella tua viscida mania di chiamarci… “signorine”? Risolvi piuttosto il casino che hai messo su. In che cavolo di anno sei nato, se non sei nato nell’ottantasei?

MOZART (alquanto esasperato)

            Ma l’ho detto poc’anzi, sign… ehm…

IENA (assalendolo con violenza)

bloody babes!!!  Te lo vuoi ficcare in quel tuo sfigato cranio catalitico che siamo delle “bloody babes” e non delle tipe qualsiasi?!

PIUMA

            Chiamaci piuttosto “guerriere”, oppure con il nostro nome di battaglia! Ognuna di noi ne ha uno che la dice lunga su quello che ti saprebbe combinare, al momento giusto… Il nostro capo, per esempio, mica per niente lo chiamiamo “Lupa”.

TUTTE (come inneggiando)

            Lupa! Lupa!

TITTI

            Lupa è la nostra queen; è la queen delle delle Bloody Babes… delle “fanciulle sanguinarie”, il terrore di… Sesto e di… San Giovanni!

 

 CANZONE DI LUPA (inserto musicale n. 4)

 

Son cattiva e me ne vanto,

faccio quello che mi par;

e davvero non c’è santo

che la testa mia potrebbe cambiar.

Sfascio, insulto, scippo, pesto,

senza sosta, notte e dì.

Chi è soltanto un poco onesto

stia alla larga. Via da qui!

           

            Se salgo in tram o in autobùs,

            ai vecchietti il posto io non cedo mai.

            Se vado al bar, ordino e poi

            a pagare tu sarai.

 

Son cattiva e me ne vanto,

faccio quello che mi par;

e davvero non c’è santo

che la testa mia potrebbe cambiar.

Sfascio, insulto, scippo, pesto,

senza sosta, notte e dì.

Chi è soltanto un poco onesto

Stia alla larga. Via da qui!

 

            Tregua non do a chi mi fa

            anche uno sgarbo impercettibile.

            Le Bloody Babes sanno che io…

            conto un poco più di Dio!

 

IENA (in tono minaccioso)

            E adesso presentati tu, buffone della miseria… e senza sgarrare, se no…

            (estrae un coltello a serramanico, ne fa scattare la lama e la fa scintillare davanti al naso di Mozart)

MOZART (terrorizzato)

            Oh, mon dieu! Ma allora… loro sono delle banditesse… Ed è forse per causa loro che mio padre… il mio povero padre…

COCCA (mostrandosi cattiva)

            Cosa fai, pisciasotto? Metti in mezzo anche il tuo papino, adesso? Devi sputarci tutto, hai capito?! E subito!

MOZART (tremando dalla paura)

            Mi chiamo… mi chiamo Amedeo e ho… ho quattordici anni. Sono nato a Sali… Sali… a Saliceto, ecco. Nel cinquantasei; precisamente il 27 gennaio 1756.

TUTTE (esterrefatte)

            Che cosa?!?!

LUPA

            Vorresti dire che sei nato più di… più di…

            (in difficoltà con la sottrazione, viene soccorsa da Titti)

TITTI

            Più di duecento, capo.

 

LUPA

            Più di duecento anni fa?!

MOZART

            Loro, signorine guerriere, mi vogliono confondere… Mi vogliono confondere per potermi derubare di tutto. L’ho capito bene, che cosa credono? Ma…

            (osando affrontarle)

ma si sbaglierebbero, e per due motivi. Prima di tutto perché peccherebbero contro il Settimo Comandamento di Nostro Signore…

TUTTE

            Buuu!!!

MOZART (senza lasciarsi intimorire)

            In secondo luogo perché non ho in tasca neppure mezzo ducato. Mi perquisiscano pure, avanti! Davvero non comprendo quale tranello mi vogliano tendere con questo giochetto di date e di età… Siano così gentili da spiegarmelo… se possibile.

            (dopo breve pausa, come cercando un argomento convincente)

Saranno almeno d’accordo con me sul fatto che oggi è il 24 maggio 1770!

PIUMA

            Ehi, capo, ma questo qui ha svalvolato!

IENA

            Lo scombino, capo?

LUPA

            Calma, raga, calma…

            (rivolgendosi a Mozart)

Ehi, volevi dire il 24 maggio 2000… Hai cannato la data, vero?

MOZART

            Vi ingannate, signorina guerriera.

LUPA (furiosa)

            La devi piantare adesso, hai capito?!!!...  Titti, sbatti un po’ sul muso di questo fattone la data e l’ora esatta del tuo nuovo cel… Muoviti!

MOZART (spaventato e allibito, dopo aver veduto il telefonino della Babe)

            E questa… questa che diavoleria è?

TITTI

            Mai visto un telefonino collegato a Internet? Scommetto che, col tuo arnese da giurassico, in rete non ci sei ancora!

MOZART (non capacitandosi della situazione)

            Telefonino…? Internet…? In rete…?

             (al pubblico)

Che siano affiliate ad una setta esoterica antipapista?

            (in tono ispirato e sofferto, dopo un attimo di silenziosa meditazione)

Signore Iddio, so bene che questa è la punizione che mi hai voluto infliggere per avere desiderato un giorno di libertà… per avere mentito sulla mia identità e… per avere mancato di rispetto a mio padre, se non in atti in parole, ma ora… ora mi rendo conto di tutto.

            (inginocchiandosi, di fronte alla crescente incredulità delle Babes)

Liberami da questo incubo, da questo… logorante sortilegio, ti prego. E per dimostrarti la mia buona disposizione d’animo, comincerò col mondarmi dalle menzogne di cui mi sono macchiato. Lo farò rivelando a queste strane creature chi veramente io sia.

            (alle Bloody Babes)

E va bene: ho mentito. Ora dirò chi sono senza ulteriori reticenze, ma se lorsignorine appartengono effettivamente ad una troupe di comici girovaghi, si rivelino a loro volta, per favore. Tanto più che ci scopriremmo persone di natura e inclinazione niente affatto dissimili, essendo io… un musicista, virtuoso di cembalo e compositore. Il mio nome… il mio vero nome è… Wolfgang Gottlieb Mozart, detto Amadé, e vengo da Salisburgo. Da Salisburgo, non da Saliceto.

PIUMA

            Ehi, babes, ma questa è roba da scoop! Volete vedere che questo qui, dal passato, ci viene per davvero?

TITTI

            Da che cavolo di astronave sarà sceso?

PIUMA

            Animale, sulle astronavi ci viaggiano i tipi  del futuro, mica quelli del passato!

TITTI

            E allora… da che cavolo di macchina del tempo…?

LUPA

            Spremiamoci la zucca, raga... Concentriamoci. A me il nome che ha detto questo qui non mi suona nuovo… Ve lo ricordate quel flesciato che ci imparava musica alle medie?... Quello che ogni tanto pretendeva di farci sparare dentro al piffero qualche pallosissima canzone... Ve lo ricordate o no?

IENA (improvvisamente illuminandosi)

            Sì, Lupa. Sì che me lo ricordo! Ed erano proprio canzoni griffate con un nome come quello di questo beccamorto: Mozzo… Marzot… una roba così.  E il nostro prof  lo tifava come fosse una squadra di calcio, quel nome!

 

PIUMA

            Sì, ma quel Mozzo, Marzot o Mazzetta era morto da ‘na cifra d’anni! Questo me lo ricordo bene.

 

COCCA (elettrizzata; rivolgendosi a Mozart e correndo subito a baciarlo)

            Minchia, ma allora sei uno zombi! La mia passione…

LUPA (riportando ordine fra le compagne)

            Qui, per capirci qualcosa, ci vorrebbero quei due secchioni che stavano in classe con noi. Lecchina e Sbirro, ve li ricordate? Quelli riuscivano a farsi spremere anche nelle ore di musica, mentre noi ci randellavamo  con i pifferi sulla capoccia!

IENA (ridendo sguaiatamente)

            Sì… Lecchina! Quella tutta molliccia e bavosa!

COCCA

            Perché? L’altro faceva forse meno schifo? Quel bastardo… molliccio non era, ma faceva certe sbirrate da far vomitare!

LUPA

            È proprio di quei due sfigati che parlo! Quelli lì… ve lo dico io… sapranno dirci quello che ci serve su ‘sto scemo.

TITTI

            Sì, ma… dov’è che andiamo a guzzarli?

PIUMA

            Dove, se non in Biblioteca Civica? È sempre là che se ne stanno, rintanati come topi di fogna.

LUPA

            E brava la nostra Piuma che sa sempre quello che serve!  Tu, Iena, mentre noi andiamo a sequestrare quei due, stattene qui a tenere d’occhio il musicista-figliodipapà-extraterrestre o quel cavolo che è…

IENA (in tono sadico)

            Sicura, Lupa, di poter fare a meno dei miei artigli?...

 

 LUPA

            Ci hai ragione… In quel marciume di biblioteca da cui li andremo a sgamare, ci sarà da piantare un bel casino per trascinarli fuori. E tu… con la tua cattiveria ci sei sempre stata dentro di brutto.

            (rivolgendosi a Debi, che fino a questo punto è sempre stata zitta)

Sta’ qui tu, Debi. Col tuo cervello incasinato, ci serviresti a ben poco in questa missione per tipe che ci hanno sotto le palle. Ci avremo bisogno di mani e di… maniere convincenti! Non è vero, guerriere?

TUTTE

            Sei grande, Lupa! (ritmando in coro, ma presto zittite con un semplice gesto dalla capobanda) Lupa! Lupa!

LUPA (a Debi)

            Non perderlo d’occhio, Debi. Hai capito?

DEBI

            Okay, capo.

LUPA

            haribó, Debi.

DEBI

            bella lì, Lupa.

 

(Le Bloody Babes escono di scena. Vi rimane soltanto Debi che mimerà una calma conversazione con Mozart, mentre viene eseguito un breve intermezzo danzato dal corpo di ballo.)                                                                                                           

INTERMEZZO DANZATO (inserto musicale n. 5)