"UN PALCO PER TUTTI" Un invito teatrale a riscoprire il piacere della musica d’insieme -  Filorchestra “Paganelli” di Cinisello Balsamo: Progetto artistico per il 2009

 

  Soggetto

 Una pianista decisa a rimettersi in carriera dopo un periodo di crisi esistenziale, una cantante di Lieder convinta che il mondo della musica rischierebbe l’estinzione se privato della voce di cui ella è depositaria, una ballerina pronta a tutto pur di vedere affermarsi un rivoluzionario progetto coreografico di propria invenzione: sono questi tre personaggi a contendersi lo spazio di un palcoscenico che è stato loro affittato per la stessa sera da un direttore-impresario senza scrupoli, unicamente interessato ad arricchirsi. Ma l’uso del palco è stato prenotato e pagato in anticipo anche dai componenti di un’orchestra giovanile animati dalla sola aspirazione a godere del piacere di fare musica insieme.

Il confronto delle forze in campo dà luogo allo snodarsi di una brillante ed originale costruzione drammatica intessuta di esibizioni musicali solistiche e d’assieme riconducibili ai più disparati generi dell’arte strumentale e vocale.    

Conclusione dell’aspra contesa sarà la gioiosa presa di possesso del palco da parte dell’orchestra giovanile, alla cui filosofia si saranno ormai convertiti anche gli ingegni supponenti e malati di snobismo della pianista, della cantante e della ballerina.

 Scheda tecnica

 La messa in scena dello spettacolo necessita di un palco di teatro o di una porzione di grande ambiente (auditorium, salone, palestra…) atti ad ospitare un’orchestra di medie dimensioni disposta a semicerchio attorno ad un pianoforte a coda (o a mezza coda) da collocare in posizione di primo piano. Nel caso degli allestimenti in teatro, la striscia di proscenio dovrà avere larghezza uniforme (non meno di m. 1,50) da un lato all’altro dei montanti di boccascena. Ciò permetterà agli attori in movimento (altri reciteranno da seduti, senza mai lasciare il leggio loro assegnato) di effettuare con disinvoltura gli spostamenti e le azioni loro richiesti dal regista.

 Danilo Faravelli:

drammaturgia e regia

Donatella Azzarelli:

arrangiamenti, concertazione e direzione delle musiche

Personaggi:

il  direttore-impresario (Gianfranco)

 

la pianista (Erika)

(repertorio essenziale: un pezzo sentimentale e un breve pezzo virtuosistico)

 

primo orchestrale (Christopher, saxofonista)

secondo orchestrale (Martino, clarinettista)

terzo orchestrale (Claudio, batterista)

quarto orchestrale (Fabio, clarinettista)

quinto orchestrale (Gaia, clarinettista)

sesto orchestrale (Camille, flautista)

 

la cantante di Lieder (Chiara)

(repertorio essenziale: An die Musik di Schubert)

 

la ballerina (Sara)

 N.B.

Fatta eccezione per il primo personaggio,

è evidente che le restanti otto figure

dovranno essere in possesso delle competenze musicali

contenute nella definizione del loro ruolo drammatico.

(La scena rappresenta il palco di un teatro o di un auditorium: in primo piano un pianoforte a coda è pronto all’uso, tutt’intorno leggii e seggiole in posizione prefigurano l’ingresso di un’orchestra. Entrano gli strumentisti seguiti dal direttore e viene eseguito un pezzo orchestrale a titolo di introduzione. La procedura è la stessa attuata da Haydn nel finale della Sinfonia “degli addii”. I membri dell’ensemble, sezione dopo sezione, cessano di suonare, si alzano e lasciano la sala: soltanto uno di loro, non accorgendosi di ciò che sta accadendo, rimane al suo posto e continua ad eseguire la propria parte. È la voce di un collega a richiamarlo alla realtà.)

 

TERZO ORCHESTRALE (tornando in scena)

         Uhei, sveglione!... A te bastano le tue stonature per riempirti lo stomaco?

QUARTO ORCH. (interrompendo la sua esecuzione “solistica”; in tono distratto)

         Cosa?...

TERZO ORCH.

         Dico se non fai la pausa pranzo, babbo!

QUARTO ORCH. (in tono imbarazzato)

         Oh, cavolo… Sai che non m’ero accorto che il maestro aveva battuto l’accordo finale? Bisogna che mi metta d’impegno e me la tolga una volta per tutte la brutta abitudine che ci ho… di guardare più lo spartito che i movimenti della bacchetta del boss.

TERZO ORCH.

         Sì… che sarà già davanti al suo bel trancio di pizza, visto che è stata tra i primi a filarsela.

QUARTO ORCH.

         Cos’è?... Adesso pure di Donatella ti devi mettere a parlar male? Guarda che senza di lei questa baracca della nostra orchestra sarebbe già crollata da un bel pezzo!

TERZO ORCH.

         Ma pensa te! Va’ se devo sentire uno strapelato della tua razza che fa il lecchino! Ti sei dimenticato che quella in cui suoni è un’orchestra di dilettanti? Capirei se ci avessi la prospettiva di un avanzamento di carriera… di uno scatto di stipendio, ma… Ma qui, manco i biglietti ferroviari di quando suoniamo in trasferta ci vengono rimborsati! Alza le chiappe e vieni a mangiare, dai…

                   (alterandosi, visto l’indugiare del collega)

Allora?!... Te la vuoi dare una mossa o no?!... Guarda che, fra neanche tre quarti d’ora, quella là… il tuo amato boss, dico… ovvero il nostro caro mastino dal biondo crine… ricomincerà a torchiarci!...  Torchiati a stomaco vuoto. Ci pensi?

                   (in tono più amabile)

Bene. Se non ti spiace, ora le mie mani vorrebbero impugnare qualcosa di più metallico del legno di due bacchette da batteria. Tipo… forchetta e coltello, eh?

QUARTO ORCH. (in tono sognante)

         Le mie preferirebbero stringere la vita di una bella tipa per porre le basi di un’esperienza ad alta temperatura affettiva… arrapante, insomma.            

TERZO ORCH. (con secco pragmatismo, portandolo via)

         Piantala di delirare, maniaco. Lo sappiamo tutti che sei un cucador senza prospettive. Per il tuo gatto trippa non ce n’è.

(Escono.  -  Nella sala rimasta vuota, entra la pianista. Il suo passo e i suoi atteggiamenti tradiscono il nervosismo di chi sta per esibirsi in pubblico. È seguita dall’impresario.)

  PIANISTA (come provenendo da una conversazione già avviata)

         Lei non fa che ripetermi che il pianoforte è stato accordato questa mattina… Vorrei ben vedere! Sono una professionista seria, io. Che cosa crede?... Ma la  domanda che lei mi sembra voler eludere è un’altra… Gliel’avrò già posta almeno quattro volte, ma lei, facendo finta di niente, sembrerebbe non voler rispondere.

IMPRESARIO (in tono contrito)

         Ma no, maestra… non dica così!...

PIANISTA (molto irritata)

         Ancora questo ridicolo appellativo?!... Insomma, riuscirò prima o poi a farle capire che non ci si rivolge così ad una musicista professionista?! Non “maestra”, semmai… “maestro”, “maestro”, se lo vuole ficcare in testa o no?!

“Maestra”… ma dico io! Manco fossi una di quelle patetiche servette di Stato che fanno da puntaspilli a schiere di sanguinari pisciasotto!

E comunque, non c’è bisogno che si arrovelli per ricordarsi che, anche se sono una donna…

IMPRESARIO (in tono viscidamente adulatorio)

         E che donna!...

PIANISTA

         Ma cosa dice?... Mi fa pure il cascamorto adesso?!

IMPRESARIO

         Mi perdoni, la prego. Non volevo urtare la sua suscettibilità di donna giustamente esasperata dalla retorica della galanteria maschilista...

PIANISTA

         Non mi interrompa più, per favore.

IMPRESARIO

         Mi perdoni.

PIANISTA (con grande irritazione)

         Quel che le dicevo è che non c’è bisogno che si scervelli per ricordarsi che il femminile “maestra”, oltre ad essere concettualmente sbagliato, mi è totalmente sgradito… Lasci perdere, mi dia retta. Se la sua bassa cultura non le permette di volare più alto di quanto mi sta mostrando, si limiti a chiamarmi… “signora”.

                   (in tono pacato e allusivo)

Certo, se poi volesse fare un piccolo sforzo e volesse rivolgersi a me con il vocativo che meglio mi si attaglia. Intendo… “divina virtuosa”… Beh, in tal caso, la mia stima nei suoi confronti registrerebbe – lei mi capisce – un incremento non indifferente…

IMPRESARIO

         Oh, divina virtuosa!

PIANISTA (seccata)

         E va bene, ma… non subito! Che diamine! Dia almeno l’impressione di un po’ di spontaneità… Mi dia almeno un filo di illusione che l’appellativo sia farina del suo sacco e non l’adesione servile ad un mio suggerimento!

Mi piacerebbe sapere come è arrivato a gestire questo bel teatro, con tutta la rozzezza che ingombra il suo modo di rapportarsi a noialtri grandi artisti!... Ma torniamo alla questione iniziale, alla domanda a cui lei sembra non voler rispondere…

                   (prevenendolo)

E stavolta non mi interrompa!

         Il pianoforte è stato accordato; va bene. Ma… da chi?

                   (incalzando)

Ha ottemperato alla mia precisa richiesta che fosse il signor De Zorzi a occuparsene?

IMPRESARIO

         Il signor De Zorzi era presissimo… un sacco di penotazioni! Sapesse in che lista d’attesa avrei dovuto imbarcarmi! E poi… adesso che ricordo bene… aveva anche un problema di salute… sì, un ascesso a un dente…

PIANISTA

Ha finito di dire sciocchezze? Crede che non sappia che De Zorzi, oltre ad essere il miglior accordatore della città, è anche il più caro tra i professionisti della sua categoria?!...

                   (in tono sarcastico)

Ma certo! Io pago l’affitto che pago per potermi riconciliare con i miei fans dopo anni di più che giustificata ostilità verso il mondo concertistico e lei… lei da chi mi fa sistemare lo strumento che dovrebbe trasmettere al mio pubblico le squisitezze del genio interpretativo di cui sono portatrice?! Da uno scalzacani qualsiasi, scommetto!

IMPRESARIO

         Da Contardini. È bravo anche lui, sa? Mi creda, signora divina virtuosa.

PIANISTA (in tono sprezzante, tra sé, ma ad alta voce)

         Ci avrei giurato!... Contardini… Figurarsi se, fra tutti gli accordatori che abbiamo in città, non ti andava a ingaggiare il più a buon mercato!

                  (all’impresario, minacciosa)

         Mi stia bene a sentire, caro signore… Io mi auguro che lei, in cielo, abbia un santo a cui normalmente si affida quando è nei guai. Bene: se ce l’ha, gli chieda di non farmi percepire una sola nota giù di un quarto di tono, perché in tal caso esigerei il rimborso di almeno metà della quota di affitto che ho sborsato per questa sala. Chiaro?!

 

(Siede al pianoforte e suona. Al termine dell’esecuzione, entrano i due primi orchestrali.)

PRIMO ORCH. (al collega)

         Mica male ‘sta ragazzina! Hai sentito che tócco?

SECONDO ORCH.

         Volevi dire se ho visto che tòcco…

PRIMO ORCH.

         E falla finita! Possibile che tu ci abbia in mente sempre e solo quello?! Ma cosa mi stai diventando? Un pervertito?  

                   (all’impresario)

         E lei, boss, cosa ne dice?... Non le pare che questa creatura sia già bell’e pronta per una di quelle sue iniziative a costo zero? Lei è un vulcano di idee, quando si tratta di spremere talenti senza scucire un euro che sia uno!

IMPRESARIO (sconvolto dall’imbarazzo)

         Eh?!... Ma cosa dite?!... Scusate, ma… già, ho una telefonata… una questione urgentissima da sistemare e quasi me ne stavo scordando. Che sciocco!... Devo salire immediatamente in ufficio.

                   (a bassa voce, al primo orchestrale)

         Maledizione a te e alla tua lingua lunga! Hai idea di che danno mi può derivare da questa tua gaffe?!... Quando si tratterà di pagare la sala, vedrai che conto salato presenterò al vostro direttore!…

PRIMO ORCH.

         Ce l’ha con me?

IMPRESARIO

Conto salato a titolo di risarcimento, delinquente babbeo!

                   (Esce di corsa.)

SECONDO ORCH. (al collega)

         Sì, mica male davvero ‘sta ragazzina!... E non nel senso che tu credi che io intenda. Va bene così?... Eh, sì… belli i tempi in cui, in orchestra, si poteva sparare qualche battuta senza essere presi a bacchettate dai colleghi!

Comunque…, adesso che la guardo bene… proprio    r a g a z z i n a   non la definirei. Piuttosto una giovane donna con la sua bella posizione, magari una donna in carriera, che studia musica per puro divertimento… per arricchirsi di dentro, per rilassarsi, per – come si dice – completarsi.

                   (alla pianista)

         Scusi, lei studia alla scuola civica che sta qui di fronte al teatro?

PIANISTA (esterrefatta)

         Come dice, prego?...

PRIMO ORCH.

         Che bella cosa dedicarsi alla musica così, per puro diletto! E questo, anche se si è un po’ fuori età. Io trovo che sia davvero una scelta nobilissima.

                   (alla pianista)

         Brava!... Complimenti! Molta gente dovrebbe prendere esempio da te…

                   (correggendosi) … da lei.

PIANISTA (sconvolta)

         Ehi, ma… cosa dice?

SECONDO ORCH.

         Ma sì! Il mio amico ha ragione. Io dico: uno torna a casa stanco morto dopo una giornata di lavoro e che cosa dovrebbe fare? Drogarsi di tivù smanettando sul telecomando?... Andare a ubriacarsi con gli amici?... E poi?... No, no. Io credo che niente sia meglio di un po’ di buona musica per rimettersi in sesto…

PRIMO ORCH.

         Per riconciliarsi con la vita, per riempire al meglio il tempo libero…

SECONDO ORCH.

         Buona musica ascoltata da seduti, su una comoda poltrona di casa o a teatro, ma ancor meglio… buona musica praticata direttamente.

PRIMO ORCH. (alla pianista)

         Come fai tu e come faccio io. Come facciamo noi in filorchestra.

PIANISTA (con atteggiamento beffardo e aggressivo)

         Dite un po’, voi due… con quelle due belle facce formate una coppia che si esibisce in spettacoli d’animazione per subnormali o siete due veri idioti?

PRIMO ORCH.

         Ehi!... Ci vada piano con gli insulti.

SECONDO ORCH.

         Appunto. Chi si credi di essere? Pensa te… Manco fosse la Callas…

PIANISTA

         La Callas non era una pianista, zoticoni. Fino a prova contraria, era una cantante.

                   (Entra la cantante di Lieder.)