"PAROLE IN VENDITA" Fantasia teatrale per gente di poche parole Laboratorio teatrale - (proff. Danilo FARAVELLI e Rosanna ESPOSITO) anno scolastico 2006-2007

 

[musica n. 1 ]

PROLOGO (in costume e trucco da clown)

         Venghino, venghino, siore e siori! Lo spetaccolo va ad incominciare, mainendàmen untèrren nonché mösiö’ e medàm!

Venghino, venghino, bambine e bambone, ragassini e ragassuoli, mociosi e mocolose, tiramolle e tiratardi, farabutti e farabelli, caciavite e caciaballe!

Lo spetaccolo va ad incominciare, perché la legge del divertimento è una e una sola. È la seguente:

Caschi il mondo, caschi il cielo, / col ciadòr o sensa il velo,

dormi sitto opure russa, / col profumo o colla spussa…

DE SCIÒ MAS GOÒN!

                   (assumendo un tono quasi normale)

         Certo. “The show must go on”…:  “lo spettacolo deve andare avanti”!

Il mondo mica può smettere di divertirsi! Senza un po’ di distrazione dalla routine di tutti i giorni, sai che strazio tirare sera dal lunedì alla domenica di tutte le settimane! E scuola, e ufficio, e la lampadina fulminata da sostituire, e la cacca del cane da tirar su con la paletta, e le bollette da pagare, e l’auto da portare dal carrozziere, e quel parente che se non gli telefoni si offende a morte e poi ti esclude dall’eredità… Senza un po’ di distrazione ci sarebbe davvero da impazzire.

Per questo ci siamo noi. Attori, cantanti, ballerini, musicisti, saltimbanchi, prestigiatori, comici, illusionisti, burattinai e… clown. Come io me.

Quando si vede un clown come io me, si pensa subito. “Ci risiamo! Ancora circo… Che rottura! Ancora battute cretine miste a schiaffi simulati, ancora tigri e leoni dopati che fingono di essere feroci, che ruggiscono a comando pur di avere in cambio un hamburger di carne scadente, ancora domatori brizzolati con la pancetta che fingono di essere agili e temerari e che di nascosto si pigliano le pillole contro l’ipertensione, ancora trapezisti che compiono penose prodezze ben protetti dalle reti e dai materassi imposti dalla legge seiduesei …”

Tranquilli. Non sono qui ad offrirvi la deprimente conferma che il circo – in gran voga fino a cinquant’anni fa – è un genere di spettacolo in agonia. Sono qui  a testimoniare la gioia di vedere che, PER FORTUNA,  c’è ancora qualcuno desideroso di STARE LÌ, al vostro posto, a prestare attenzione a chi STA QUI, al nostro posto, a fare lo scemo… in pratica, a testimoniare la gioia di vedere che, nonostante tutto, esiste ancora il piacere di…

         (indicando se stesso)

illudere e…

                   (indicando il pubblico)

di illudersi.

         Sono qui a testimoniare la gioia di potervi dire che il teatro esiste ancora e che, di conseguenza, la noia non si è ancora mangiata del tutto la nostra vita.

         Ehi… dico… vi sembra poco?!

         Perché indosso un costume da clown?... Ah, non fateci caso. È il primo che il mio regista spilorcio è riuscito a rimediare pescando nel suo gran baule, fra le sue vecchie cianfrusaglie. Bisogna che ve lo dica io che col teatro si può fare di tutto tranne che arricchirsi?

         Buon divertimento, amici!

         Ah, dimenticavo… Se mi userete la cortesia di disattivare i vostri cellulari, io, in cambio vi svelerò il titolo della commedia… Fatto?... Sicuri?...

Il titolo è… PAROLE IN VENDITA!

 (Ambiente esterno: un angolo di parco cittadino. Entrano Marisa e Giovanni.)

 

[musica n. 2 ]

 MARISA

         Si può sapere perché hai voluto a tutti i costi che ci trovassimo ai giardini pubblici?

GIOVANNI

         Oggi non è il tuo compleanno?

MARISA

         Sì, ma che c’entra? Mica ho organizzato uno spuntino all’aperto!

GIOVANNI

         Lo so bene. Sono io che ho bisogno di trovarti all’aperto, oggi. È per darti il regalo che ho scelto per te. Al chiuso ti sembrerebbe meno interessante.

MARISA

         Che regalo è?... Mi hai messo addosso una curiosità…

GIOVANNI

         Un attimo e vedrai.

                   (chiamando ad alta voce)

         Claudia!

CLAUDIA (entrando in scena con il suo strumento musicale insieme ad una partner che l’accompagnerà)

         Eccoci. Siamo pronte.

GIOVANNI (a Marisa)

         È questo il regalo per il tuo compleanno!

MARISA

         Della musica?

GIOVANNI

         Esatto. Composta da me per te.

MARISA

         Che pensiero gentile hai avuto. È la prima volta che mi capita di ricevere un regalo di questo genere. È una situazione molto romantica.

GIOVANNI

         Sono lieto che ti piaccia. Quanto alla scelta di darti appuntamento all’aperto… beh, mi pareva che, in una splendida giornata di primavera come questa, sarebbe stato meno bello ascoltare musica fra quattro mura. Non trovi?

MARISA

         Hai ragione. Ricevere il tuo dono musicale in questa cornice luminosa e profumata, fatta  di verde, di fresco e di fiori… sarà un’esperienza indimenticabile. Grazie, Giovanni. Sei un amico davvero speciale.

GIOVANNI (a Claudia e alla partner, indicando loro il luogo in cui duettare)

         Alla fine, è quello il punto che abbiamo scelto, vero?

CLAUDIA

         Sì.

(Prende posizione con la partner musicale. Cominciano a suonare ma presto la loro esecuzione viene sopraffatta da un coro di luoghi comuni.)

CORO DI LUOGHI COMUNI (frasi prima in successione solistica, poi in accumulo corale)

         Con tutta questa immigrazione, con tutta questa delinquenza…

Non ci sono più i giovani di una volta; neanche l’ombra.

I pomodori di una volta sì che sapevano di qualcosa.

         Con l’euro non si va più da nessuna parte; costa tutto il doppio.

È proprio vero che non ci sono più le mezze stagioni.

         Si stava meglio quando si stava peggio; questo è poco ma sicuro.

         Con certa gente sì che ci vorrebbe la pena di morte.

         In Svizzera sì che i treni arrivano in orario; mica come da noi.

         E io? Che peccato che ci siano solo otto frasi!

 

GIOVANNI (rivolgendosi ai membri del coro)

         Scusate… per favore. Noi staremmo facendo un po’ di musica…  È per un compleanno, sapete?... Potreste fare un po’ di silenzio… almeno parlare un po’ più a bassa voce… Per favore…

(in un crescendo di esasperazione, mentre le due musiciste hanno ormai rinunciato a suonare)

         Per favore!... Vi prego… In questo modo il mio regalo musicale viene distrutto… Per favore!!!

                   (a Marisa, sconsolato; subito dopo, piangendo disperato)

         Mi dispiace, Marisa. Avrei voluto farti un regalo originale.

MARISA

         Non fa niente, Gio. Ho apprezzato il pensiero. L’idea era davvero originale. Purtroppo, però… bisogna dirlo… nelle nostre città è impossibile godere di un po’ di vero silenzio.

                   (al pubblico)

         No, non mi riferisco al silenzio della solitudine, della disperazione o della morte. Mica parlo del silenzio dei cimiteri; quello non piace a nessuno, tanto meno a me. Parlo del silenzio che sta fra le parole e le frasi di una conversazione fra persone ben educate; parlo del silenzio che precede, che segue e che fa da cornice all’esecuzione di ogni musica veramente gradita.

GIOVANNI

         Mi sa tanto che ci toccherà rinunciare a tutto questo. Andiamocene a casa, va’.

MARISA

         Ma sì, andiamocene a casa.

                   (Escono di scena mogi mogi; entra Babele.)

[musica n. 3 ]

BABELE

         Ecco un’altra città in cui è possibile fare buoni affari.

Io vendo parole e frasi ben congegnate a chiunque non sappia come dire ciò che vuole dire o,  più semplicemente, non sappia cosa dire. Sono questi due problemi a rendere la gente chiacchierona in modo disordinato… a renderla incapace di parlare, se non a vanvera. Troppo spesso si parla semplicemente perché si ha una bocca da mettere in movimento. Col bel risultato che al cinema non ci riesce di ascoltare in santa pace i dialoghi di un film, a teatro non c’è verso di seguire come si deve la recita di una commedia… quanto alla musica, poi, apriti cielo! Avete visto anche voi che bel servizio sanno renderle i discorsi fatti al solo scopo di parlare!...

Questi due tipi che vedo arrivare, per esempio… Dalle loro facce annoiate, mi sembra di capire che stiano parlando per luoghi comuni, per frasi fatte. Mi sembra di capire che non sappiano proprio che cosa dirsi, ma che, nonostante ciò, non riescano a tenere la bocca chiusa.

                   (Entrano Silvano e Luigi; nel frattempo Babele si apparta.)

SILVANO

         Ehi, Luigi, hai visto che bella giornata è venuta fuori, oggi?

LUIGI

         Bella davvero! Il sole splende che è una meraviglia!

SILVANO

         Non c’è una nuvola che sia una nuvola.

LUIGI

         E dire che solo ieri sembrava ancora inverno.

SILVANO

         Hai proprio ragione. Il guaio è che non si sa mai come vestirsi.

LUIGI

         Giusto! Non si sa mai se sia meglio uscire di casa con la felpa o con la maglietta.

SILVANO

         Ci fosse un passaggio graduale dal freddo al caldo, uno saprebbe come regolarsi. Ti pare?

LUIGI

         E invece no. A stare a guardare il tempo e le sue bizzarrie, bisognerebbe andarsene in giro tutti i santi giorni con un ombrello ben funzionante per difendersi da improvvisi acquazzoni e, oltre all’ombrello, con una valigia in cui tenersi qualcosa di pronto per un rapido cambio d’abito: leggero se fa caldo, pesante se fa freddo.

SILVANO

         È proprio vero che più si va avanti e più la vita diventa complicata.

LUIGI (uscendo di scena con l’amico)

         Parole sante, caro il mio Silvano.

                   (Usciti i due amici, Babele riprende il centro del palcoscenico.)

BABELE

         Una scena penosa. Con tutte quello che due esseri umani possono dirsi – e parlo di intelligenze normali, mica di geni – guardate a che cosa ci si riduce! È come se la bocca venisse utilizzata unicamente per emettere vapore rivestito di suoni… suoni aventi il solo scopo di comunicare: “Ehi, gente, avete preso nota del fatto che esisto?”

         Sì, sì. Mi sa tanto che da queste parti, fra non molto, si sentirà un gran bisogno del mio aiuto…

                   (vedendo arrivare qualcuno)

…ma fatemi un po’ valutare la qualità della conversazione in cui si stanno impegnando quelle due tipe che vedo arrivare verso di me.

 

(Entrano in scena Adriana e Patrizia, nel bel mezzo di una conversazione.)

[musica n. 4 ]

ADRIANA

         Ma, cavolo… te l’ho già spiegato un milione di volte! Possibile che tu non abbia ancora capito?

PATRIZIA

         Io ho capito solo che ieri era la festa di laurea di tuo fratello… che a casa tua c’erano decine di invitati… È quello che gli hai regalato tu a non essermi ancora chiaro. Rispiega, dai.

ADRIANA

         Allora… siccome a lui piace andare in montagna…

PATRIZIA

         Uffa, questa è una cosa che so da anni… Concentrati sulla descrizione del regalo, forza!

ADRIANA

         Ma come faccio a descrivertelo? Se fossi capace di disegnare, ti farei un bozzetto, uno schizzo…

PATRIZIA (in tono spazientito)

         E invece non ne sei capace. Sì, anche questo so da anni: che in disegno sei una frana.

Riprovaci, su; comincia da una questione facile facile. Dimmi a che cosa serve ‘sto cavolo di regalo.

ADRIANA

         Serve per bere.

PATRIZIA

         Bene. E ora dimmi che cos’è.

ADRIANA

         Che cos’è, che cos’è… Si fa presto a chiedere. Il problema è rispondere. E dire che ce l’ho qui sulla punta della lingua… Ecco: hai presente quella specie di bicchiere che si allunga e si accorcia…

PATRIZIA

         Un bicchiere che si allunga e si accorcia?...

ADRIANA

         Ma sì, dai… quando lo tieni dentro allo zaino è basso, quando lo tiri fuori dallo zaino è alto!...

PATRIZIA

         Un bicchiere, hai detto?... Un bicchiere ora alto ora basso?...

ADRIANA

         Ma certo!... Basso quando non ci devi bere, alto quando ci devi bere!...

PATRIZIA

         Giuro di non avere mai sentito parlare di un oggetto simile.

ADRIANA

         Ti garantisco che esiste. Se non esistesse, come avrei fatto a regalarlo a mio fratello?

PATRIZIA

         Non metto in dubbio che esista, ma sono ben lontana dall’avere capito di che cosa si tratti.

ADRIANA

         Senti; tagliamo corto. Se hai qualche minuto da dedicarmi ti porterò davanti alla vetrina del negozio in cui l’ho comprato, così te ne farai un’idea…

                   (Escono e, nel frattempo, rientra Babele.)

BABELE

         Che vergogna! Non trovare le parole per descrivere un oggetto come…

                   (estraendolo e mostrandolo al pubblico)

questo!

                   (ad alta voce, nella direzione dei due personaggi appena usciti

         Si chiama bicchiere telescopico o, se si preferisce mostrarsi un po’ più alla mano, si chiama bicchiere da picnic! Ignorantone!

         Il livello qualitativo della conversazione era davvero pessimo. Frasi dominate da un grado di imprecisione intollerabile, espressioni terribilmente generiche, ripetizioni su ripetizioni… Inutile indugiare ulteriormente. In questo posto il mio aiuto si sta dimostrando indispensabile, direi addirittura… vitale.

Via, fatemi aprire bottega.

[musica n. 5 ]

 

(Estrae uno scatolone recante la scritta “Da Babele. Parole in vendita”.  Declama il proprio slogan con la veemenza di un imbonitore da piazza.)

 

Signore e signori, rifornitevi di parole da Babele!

Grazie a Babele, non vi troverete mai più senza saper che dire!

Grazie a Babele, non vi troverete mai più senza saper come dire ciò che volete dire!

Da Babele!

Mai più senza saper che dire!

Mai più senza saper come dire ciò che volete dire!

VALERIO (entrando in scena con fare incuriosito e posteggiando la bicicletta)

         Ho capito bene, signore? Lei vende parole e frasi disposte in bell’ordine?

BABELE

         Certo!

VALERIO

         Ma… riguardanti quali argomenti?

BABELE

         Qualsiasi. L’attività della mia azienda non conosce limiti.

VALERIO

         Vuol dire che lei mi può fornire una frase ben congegnata, sia per presentare una richiesta di lavoro che per esprimere gratitudine a chi mi abbia fatto del bene?

BABELE

         Esatto.

VALERIO

         E può anche fornire frasi capaci di ferire, da usare contro coloro che ci stanno qui?

BABELE

         Per questo genere di necessità, ne abbiamo di bellissime, che funzionano perfettamente.

VALERIO (chiamando in scena due amici)

         Ehi, Paola!... Gennaro!... venite! C’è qui un tipo che pare mandato dal cielo!

C’è uno che vende parole e frasi che vanno dritte al cuore.

BABELE

         Al cuore, ma – beninteso – anche al cervello.

PAOLA (entrando in scena con fare tra lo stupito e l’entusiasta, lei pure con la bici)

         Se è vero quello che dici, siamo a posto.

GENNARO (come sopra)

         Siamo a posto sì. È proprio ciò di cui avevamo bisogno.

PAOLA

         E con una certa urgenza, per giunta.

BABELE

         Ditemi che cosa posso fare per voi. Premetto, per vostra informazione, che ogni sostantivo vi costerà tre euro, ogni aggettivo due, ogni verbo quattro e ogni avverbio cinquanta centesimi. Articoli, preposizioni semplici e articolate, pronomi e particelle pronominali, congiunzioni e altre cosette simili sono tutte da intendersi incluse nel prezzo.

GENNARO

         I soldi non ci mancano. Pagare, possiamo pagare. Ma come facciamo a sapere che le sue frasi funzionano davvero?

BABELE

         Se non vi fidate, amici come prima. Peggio per voi. Io mi terrò le mie parole e voi vi terrete il vostro problema.

PAOLA

         D’accordo. Proviamo.

VALERIO

         Proviamo.

GENNARO

         Il problema è questo: a noi piace andare in bicicletta. E fin qui è tutto regolare.

Il guaio è che tutte le domeniche mattina, il momento della settimana in cui siamo soliti trovarci per fare i nostri giri, c’è un tipo che regolarmente ci rovina il divertimento.

VALERIO

         Lei ha presente la pista ciclabile che corre lungo il naviglio?

BABELE

         Certo! Quando ho un po’ di tempo libero, anche a me piace andare su due ruote.

PAOLA

         Bene. La domenica mattina, quando noi andiamo a farci la nostra pedalata settimanale, arrivati all’altezza della Cascina Corbezzolo, troviamo sempre un fuoristrada messo di traverso che ci sbarra il passaggio.

VALERIO

         Noi abbiamo provato a chiedere al proprietario di quel macchinone di andare da un’altra parte a farsi la sua siesta.

GENNARO

         E lui, per tutta risposta, ci ha detto di andare a scocciare qualcun altro con le nostre insulse richieste, insomma… ci ha detto di smetterla di stressarlo con le nostre lagne.

PAOLA

Ci ha detto che lui, gli stupidi ciclisti della nostra razza, se li mangia con le patatine…

VALERIO

…e, se gli gira, li fa pure inseguire e azzannare dai suoi pitbull inferociti.

PAOLA

         Quello che noi vorremmo, lei l’avrà già capito. Vorremmo… ecco, sì… vorremmo trovare le parole giuste per far sì che quel tipo non venga più a ingombrarci la pista.   

BABELE (dopo avere un po’ cercato fra le carte del proprio scatolone, ne estrae tre)

         Ecco qua. Trovato.

VALERIO

         Bene. Possiamo leggere?

BABELE

         Senz’altro, ma… se permettete… prima bisognerebbe saldare il conto.

GENNARO (stizzito)

         Come?!... Dovremmo pagare prima di avere verificato la bontà della merce?

BABELE

         Da me si compra sulla fiducia. Se vi dicessi la frase, prima di avere incassato, chi mi garantisce che non ve ne andreste senza pagare? Scusate la schiettezza, ma da Babele le condizioni non possono essere che queste: prima i soldi sulla fiducia e poi la merce. Sulla cui qualità garantisco al cento per cento.

PAOLA

         Va be’, dai. Ragazzi, paghiamo e facciamola finita.

GENNARO

         A me questa storia non piace.

VALERIO

         Neanche a me, ma non abbiamo scelta. A meno che si voglia continuare a subire la prepotenza di quel proprietario di fuoristrada.

PAOLA (a Babele, senza troppo entusiasmo)

         Allora, quanto le dobbiamo?

BABELE

         Dipende dal tipo di frase.

Come la volete? Di buon effetto, superefficace o infallibile?

Con quella di buon effetto il risultato è garantito al cinquanta per cento; con la superefficace al cento per cento, ma non prima che sia passato un mese dal momento in cui la frase è stata pronunciata. Con l’infallibile… ah, con l’infallibile si fa subito centro! Il successo è pieno ed immediato, non appena si sia aperta bocca.

VALERIO (agli amici, impaziente)

         Prendiamo l’infallibile, ragazzi. È domenica e fra poco imboccheremo la ciclabile sui nostri bolidi. Così sistemeremo quello sbruffone subito e una volta per tutte!

GENNARO

         Vacci piano. Io voglio qualche garanzia in più, prima di metter mano al borsellino.

PAOLA

         Gennaro ha ragione. Tu, Valerio, sei sempre troppo impulsivo.

BABELE

         E va bene, vi farò un esempio; ma solo perché mi siete simpatici. Poi basta con i tentennamenti; d’accordo? O comprate la frase, o vi arrangiate.

Che cosa credete? Che abbia tutto ‘sto tempo da perdere?

L’altro giorno, un tipo mi chiede una frase per consolare una amica letteralmente distrutta dal dolore per la morte del suo cane. E io gli ho proposto la mia terna.

[musica n. 6 …

         (con atteggiamento plateale)

Di buon effetto. “Sai che al canile ho visto un animale simile al tuo, che attende di avere un padrone?”

Superefficace. “Ehi, ma lo sai che al canile ho visto una bestiola uguale alla tua che sembrava avere voglia di un padrone affettuoso?”

Infallibile. “Ehi, ma lo sai che al canile ho visto un amore di cagnetto uguale preciso identico al tuo, che con i suoi occhioni malinconici sembrava dirmi: < Come mi piacerebbe avere un padrone affettuoso che si prenda cura di me!>?”

         Quel tipo ha comprato a scatola chiusa l’infallibile, è corso dalla sua amica e ho saputo che quella, dopo averla ascoltata, ha smesso immediatamente di piangere ed è andata al canile a prendersi un nuovo amichetto peloso.  

  … musica n. 6 ]

VALERIO (ancora poco convinto)

         Ragazzi, dai, fidiamoci. Io non sto più nella pelle dalla voglia di pedalare.

PAOLA

         Va bene. Ci dia l’infallibile. Quanto le dobbiamo?

BABELE

         Fatemi fare il conto. Dunque… ci sono sei sostantivi, otto aggettivi, cinque verbi, tre avverbi…

 

GENNARO (contrariato, con sarcasmo)

         E che cavolo è?... La bibbia?!

BABELE (ignorando la battuta)

         In totale fanno cinquantacinque euro e cinquanta centesimi.

VALERIO

         Dai, raga, fuori le paghette.

                   (a Gennaro)

         E fino all’ultimo spicciolo. Non fare il furbo, tu.

PAOLA

         Raccolgo io i soldi.

                   (dopo avere effettuato l’operazione, rivolgendosi a Babele)

         Arriviamo a quarantotto euro e venti centesimi. Di più non abbiamo. Se le va bene…

BABELE (dopo averci un po’ pensato)

         Va bene, mi accontento… Ma solo perché siete voi.

                   (incassa e consegna il foglio con la frase)

PAOLA (dopo averla letta)

         Effettivamente… direi che è proprio la frase che ci vuole.

GENNARO (c.s.)

         Sì, credo che funzionerà.

VALERIO (c.s. al massimo dell’eccitazione)

         Ma è stupenda! Funzionerà, eccome se funzionerà! Non vedo l’ora di sbattergliela in faccia a quel prepotente. Andiamo, ragazzi! Grazie, signor Babele!

                   (Escono di scena.)

BABELE (al pubblico)

         Non si pentiranno di avere sborsato quei quarantotto euro e venti centesimi. Nulla è meglio della parola giusta detta al momento giusto.

                  

(Esce di scena. Nel frattempo, entrano Elisa e Pasquale.)

[musica n. 7 ]

ELISA (rivolgendosi a Pasquale, in tono ironico)

         Bisogna dire che avere un amico come te è una bella soddisfazione!

PASQUALE

         Perché?

ELISA

         Mi sono comprata una maglietta nuova, me la sono messa su per la festa a cui stiamo andando insieme, sei il primo che la vede ma… morire se mi dici qualcosa!

PASQUALE

         Scusami, Elisa, ma dovresti ormai saperlo che io non sono il tipo che nota certe cose!

ELISA

         Perché, sei forse cieco?

PASQUALE

         Ma no… ci vedo benissimo.

ELISA

         E allora sei semplicemente un buzzurro… un buzzurraccio che non ha neanche mezzo grammo di buon gusto!

PASQUALE (sempre più mortificato)

         Perché mi aggredisci in questo modo? Il buon gusto io ce l’ho. Solo… quando vedo una cosa bella… ho poi difficoltà a parlarne perché mi mancano le parole.

ELISA

         Sì, come no? Vallo a raccontare a qualcun altro. Mi hai preso per stupida?... La verità è che fare qualche complimento ti sembra un atteggiamento da femminuccia. Fammi andare, va’.

                   (Elisa esce e riappare Babele.)

BABELE (al pubblico)

         Ecco un altro buon affare in vista.

                   (a Pasquale)

         Ti vedo un po’ depresso, amico. Ti serve per caso una mano?

PASQUALE

         Impossibile darmi una mano. Sto perdendo un’amica a cui tengo tanto, semplicemente perché sono un tipo poco complimentoso; anzi, per dirla tutta, perché di complimenti non ne faccio proprio. Che cosa ci posso fare se con gli aggettivi sono una frana da quando sono nato? Quelli che mi vengono in mente sono sempre banali, scontati…

BABELE

         Ti servono degli aggettivi per salvare un’amicizia… che magari è anche qualcosa di più di un’amicizia?

PASQUALE

         Magari!... Quella mia amica… Elisa si chiama… mi piace davvero tanto, sa? Ma pensa che io, a parlare, non valga un bel niente.

BABELE

         Hai di fronte a te l’uomo giusto. Praticamente, il re degli aggettivi. Li vendo a due euro l’uno. E se poi ne vuoi un po’ tra cui scegliere, ho anche degli interessanti pacchetti. Un’aggettiviera contenente dodici pezzi, te la lascio a venti euro anziché a ventiquattro.

PASQUALE

         E… mi dica… aggettivi buoni per definire una maglietta nuova ce ne ha?

BABELE

         Ne ho per tutte le necessità, ma dovrei almeno vedere la maglietta a cui alludi, visto che non me la sai descrivere.

PASQUALE (indicando un punto fuori scena)

         Guardi… è quella là… ce l’ha addosso quella bella ragazza con il viso imbronciato; imbronciato e… tanto tanto carino.

                   (smettendo di sognare, in tono sempre più mortificato)

Imbronciato per causa mia. Imbronciato con me.

BABELE (dopo avere guardato attentamente verso la direzione indicata)

         Ho in pugno la situazione. Quanti aggettivi vuoi?

PASQUALE

         Mi diceva di quel pacchetto…

BABELE

         Dodici pezzi a venti euro.

PASQUALE

         Va bene quel pacchetto.

(Dopo avere estratto di tasca una banconota da venti euro e dopo avere  pagato Babele, riceve in cambio un foglio pescato dallo scatolone e comincia a leggere in un crescendo di entusiasmo.)

[musica n. 8 …

 

         Ammaliante, fascinosa, inimitabile, siderale, policroma, pirotecnica, travolgente, imperfettibile, paradisiaca, accattivante, paradigmatica, eloquente… Non so cosa significhino, ma sono aggettivi stupendi! Io neanche in un secolo sarei riuscito a metterli insieme!

... musica n. 8 ]

(a Babele, scalpitando di impazienza)

Secondo lei, posso usarli tutti… tutti insieme?

BABELE

         Calma, ragazzo; calma. Le parole vanno dosate bene, con saggezza e parsimonia perché producano l’effetto desiderato.

PASQUALE

         Vado. Loderò la maglietta di Elisa sfoderando un aggettivo ogni cinque minuti.

                   (facendo due conti)

Cinque per dodici… Ma certo! In un’ora avrò riconquistato la sua amicizia… e forse anche qualcosa di più della sua amicizia.

         (Esce di corsa felicissimo.)  

BABELE (con ostentata saggezza)

         Oh, beata gioventù! Tutta impazienza ed entusiasmo!...

                   (tornando a concentrarsi su se stesso)

         Mm… Fatemi un po’ vedere quanto ho raggranellato oggi…

                   (contando i soldi intascati)

         Però! Mica male! Dopo una giornata produttiva come questa, è proprio il caso di festeggiare. Ho deciso. Andrò a spendere parte del mio lauto guadagno mangiandomi una buona pizza!

[musica n. 9...

Sì, ma… da solo? Che tristezza!... Con chi potrei andarci? A ben pensarci, io, di amici, non ne ho. Le poche persone che mi conoscono tendono a rifuggirmi perché pensano che i miei discorsi non siano spontanei… che siano pescati sempre e soltanto nello scatolone delle mie parole in vendita…

musica n. 9 ]

Va be’… piuttosto che andarmi a mangiare una pizza solo come un cane randagio, proverò a farmi amico il primo che passa.

         (Entrano Fiorella ed Emilio)

         Salve!...

EMILIO

         Buongiorno. Ci conosciamo?

BABELE

         No. O meglio, non ancora. Io mi chiamo Babele. Avete presente?... “Mai più senza saper che dire? Mai più senza saper come dire…?”

FIORELLA

         Ma sì, Emilio. È quel tale che vende parole e frasi pronte all’uso!

EMILIO

         No, guardi. Il suo è un genere che a noi non interessa. Parole e frasi, ne abbiamo a sufficienza. Questa mia amica… Fiorella… è una tale chiacchierona che – guardi! – se le interessa, gliene posso vendere un po’ io, di frasi e di parole.

BABELE

         No, non fraintendetemi. Non sto cercando clienti. Sto cercando qualcuno con cui andare in pizzeria a mangiare un boccone. Pagherei io.

FIORELLA

         Deve essere messo piuttosto male, signor Babele, se si riduce a cercarsi a caso qualcuno con cui dividere la cena!

BABELE (estraendo in fretta e furia un foglio dal suo scatolone e cominciando a leggere)

         “La mia non è una ricerca casuale. Io sono persuaso che tra determinate persone esistano consanguineità intellettuali ed emotive tali da favorire l’insorgenza di rapporti d’amicizia indipendentemente dal fatto che altri individui intervengano con funzione mediatrice a prefigurare…”

EMILIO

         Ehi, amico… Lasci stare i bei discorsi tirati fuori dal suo scatolone. Io e Fiorella siamo persone semplici, che parlano con parole semplici, ma soprattutto con il cuore.

FIORELLA

         Quando uno parla con il cuore, lo si vede dal modo in cui ti guarda e ti sorride.

EMILIO

         E allora la proprietà di linguaggio e i bei paroloni smettono di essere la cosa più importante. Una cosa importante, sì; ma non la più importante.

FIORELLA

Noi non compreremmo mai la sua merce. Non se la prenda, ma… non sapremmo che farcene. In compenso, però, se è sempre di quella idea, in pizzeria con lei ci verremo.

BABELE

         Grazie, amici. E la pizza, beninteso, la offro io!

EMILIO

         Cominciamo ad andare a mangiarcela. La vita è sempre così piena di sorprese, che non mi stupirei se fosse lo stesso pizzaiolo a farcene omaggio.

        

[musica n. 10 ]                                                        (Sipario)