"HO  PRESO UNA SBANDATA  PER UNA BANDISTA" Testo per un divertissement bandistico teatrale  in forma di monologo con inserti musicali da realizzare in collaborazione con la Filarmonica “Paganelli” di Cinisello Balsamo diretta da Donatella Azzarelli (Stagione 2006-2007)

 

(Il personaggio di Giacomo, pensato per un attore professionista, si muove al centro di una banda. Le sue battute, allusioni e riflessioni ecc. susciteranno reazioni musicali da parte di strumenti singoli, raggruppati in piccoli ensembles oppure calati nel “macrosistema”dell’intera formazione orchestrale.                                   

 N.B. Fatta eccezione per uno stacco che potrà essere risolto in chiave improvvisativa,  la partitura delle “reazioni musicali” al testo e dei “brani integrali” dovrà essere meticolosamente predisposta in vista della realizzazione scenica.)

 Ouverture (brano integrale n. 1)

 GIACOMO (rivolgendosi ora al pubblico ora ai componenti della banda intesi come “prolungamento” della platea)

Perché porto gli occhiali da sole, nonostante mi trovi in un ambiente interno e per giunta alle nove di sera?... No, la mia non è fotofobia. A me la luce piace. Ciò da cui cerco di ripararmi è la conturbante lucentezza dell’ottone.

C’è chi per l’ottone stravede e se ne circonda con vergognosa ingordigia… per cosi dire, vi si immerge, assegnandogli un posto d’onore fra i materiali costitutivi dell’arredamento di casa: maniglie d’ottone, pomoli d’ottone, rubinetti d’ottone, letti d’ottone, sedie d’ottone, lampadari d’ottone… Io invece la odio quella miserabile lega metallica…

Forse ero ancora un bambino quando mi si delineò questa convinzione… cioè, che l’ottone fosse materia detestabile. In casa mia… dove un gioiello doveva essere un gioiello e dove la bigiotteria non aveva diritto di cittadinanza… quando ci veniva a trovare qualche provinciale che esibiva un girocollo o un anello visibilmente taroccati… d’ottone anziché d’oro, per intenderci… il commento a bassa voce che implacabilmente cominciava a circolare era questo: “Ma guarda quella!... Dio, che cattivo gusto!... Quello mica è oro!... Quello è oro del Giappone!”… E che cosa significava l’espressione oro del Giappone se non ottone? Oro del Giappone = ottone, fa anche rima!

Per non dire di quando ho cominciato a studiare storia a scuola! Tutti quegli imperatori germanici che ce l’avevano addirittura nel nome quella detestabile lega metallica.  Ottone di Sassonia, Ottone di Brunswick, Ottone di Wittelsbach e giù giù fino a Ottone von Bismarck, un fanatico guerrafondaio che, pur di consegnarsi alla memoria dei posteri come campione di bellicosità si fece fissare l’elmetto alla testa con un chiodo – e, in seguito, così dovettero fare tutti suoi sottoposti: ufficiali, sottufficiali e truppa – e per ottonerne che cosa, poi?... (ottonerne? ma cosa dico?)… per ricavarne che cosa, poi? Per cavarci la fama imperitura di un uovo all’occhio di bue adagiato su una fettina di carne! Bistecca alla Bismarck…: ma fatemi il santo piacere! Che cosa credete che sia quel tuorlo emergente sul piatto se non l’ammosciamento del chiodo da elmetto del Kaiser Ottone.

Ah, li avessi tutti qui riuniti quei palloni gonfiati… quei Kaiser… quella cricca di crucchi… li avessi tutti qui riuniti quegli… Ottoni, mi piacerebbe sentire che cosa avrebbero da dire a giustificazione della loro tracotanza!

Frammento per soli ottoni

(reazione musicale n. 1)

 

         Fate… fate gli spiritosi! Che cosa credete? Che non sappia rintuzzare questo vostro ridicolo giochetto... io che inveisco contro gli Ottoni ti Cermania e voi che, per tutta risposta, mi spernacchiate in faccia le fanfaronate dei vostri ottoni da banda?! Se questa omonimia c’è, è perché alla grossolanità storica degli Ottoni con l’o maiuscolo si addice magnificamente la grossolanità musicale degli ottoni con l’o minuscolo. Perché credete che le terre di lingua tedesca siano tanto famose per le loro marce militari?

Marcia militare per banda

(brano integrale n. 2)   

 

         Quello che mi fa infuriare è che, pur odiando l’ottone in tutte le sue manifestazioni… i candelabri, i sestanti nautici, gli Ottoni ti Cermania con l’o maiuscolo e quelli con l’o minuscolo schierati in orchestra, non riesco a non commuovermi quando ascolto un pezzo suonato da una banda. Vorrei, ma non ci riesco… non ce la faccio. Ascolto una banda e subito la… sua immagine… comincia a  dipingermisi davanti agli occhi della mente…

         (come cadendo preda di un sogno incantevole)

Lei… con quel suo bel viso sbarazzino… con la camicetta candida e la cravatta d’ordinanza imposta dall’uniforme… con le gote lievemente gonfiate dallo sforzo di sottomettere il trombone alle necessità musicali del momento… lei, con quei suoi occhietti vispi con una punta di malinconico… occhi irresistibili…

         (in tono improvvisamente esaltato, a tratti farneticando)

Ebbene, sì! Amo una trombonista! E, siccome nella passione che mi sta distruggendo non mi sento corrisposto, visto che non riesco a odiare colei che amo, visto che neppure riesco a odiare lo strumento amato da colei che amo non essendo riamato… che almeno mi sia concesso di odiare la materia di cui è fatto lo strumento amato da colei che amo senza essere riamato.

Sì, odio l’ottone ma amo, non riamato, un’ottonista entusiasta, una virtuosa del meno femminile degli strumenti da banda!…

         (calmandosi, come prevenendo l’ovvio commento di qualcuno)

Sì, lo so… lo so benissimo che a una giovane donna, perdipiù se di gentile aspetto, di modi delicati, di voce soave e di candido incarnato, meglio si adatterebbe un flauto traverso, un oboe, un clarinetto… magari un corno… persino un saxofono… ma lei ha un modo tale di armeggiare con quella sua coulisse, di ammorbidirne con lo sguardo gli stantuffamenti anche più repentini, di temperarne l’invadenza con la naturalezza del tendersi e ritrarsi del suo avambraccio da dea greca…

         (come sopraffatto dalla disperazione)

Perché non mi ama?!!! Che cos’ho io in meno, rispetto a lui… quel violinista di quart’ordine con cui s’è messa?!! È vero: lui è comunque un musicista e io musicalmente sono uno zero che non sa distinguere un pentagramma da un parallelogramma.  Ma almeno io rispetto e addirittura ammiro la sua arte di ottonista. Io, a spellarmi alle mani applaudendola a tutti i suoi concerti – non me ne perdo uno! – quale che sia la banda con cui va a mischiarsi, e lui… quell’invertebrato d’uno sfregacorde… a ripeterle fino alla nausea:

         (simulando un inflessione molto affettata)

“Carlotta, devi smetterla di sprecare il tuo talento con questo tipo di formazioni da gazebo… Passa alla classica! Trovati un posto in un’orchestra seria!...

In un’orchestra seria… classica…? Ma andiamo! E magari a suonare Mozart! Sai che soddisfazione! Buono quello! Con tutti i suoi gne gne da bambino prodigio, che cosa ti ha tirato fuori per lo strumento della mia adorata Carlotta? Uno stitico assolo che, a detta sua, dovrebbe evocare la tromba del Giudizio Universale: Tuba mirum, spargens sonum per sepulchra et regionum

 Frammento per trombone solo:

prime misure del “Tuba mirum” dal Requiem di Mozart

(reazione musicale n. 2)

 

Con una melodia simile, sai che paura dell’eterna dannazione, se fossi uno che, da vivo, ne ha combinate di cotte e di crude!

Capirei se quel pronipote fallito di Paganini – il violinista dico… che cavolo ci troverà Carlotta in quella specie di lemure, qualcuno me lo dica, per favore!... – capirei se avesse indirizzato la sua predica a un’oboista, a una clarinettista o magari a una cornista. Lì… parlando di quella consorteria di necrofili che sono gli appassionati di musica classica e magari insistendo su Mozart, visto che da un po’ di tempo a questa parte, in quell’ambiente muffito, non si fa che tirare in ballo quello sporcaccione di Salisburgo… lì avrebbe certo avuto buon gioco!...

Frammento per oboe solo

prime misure dal terzo movimento del Quartetto KV 370  

(reazione musicale n. 3)

 

Frammento per clarinetto solo

prime misure dal secondo movimento del Concerto KV 622  

(reazione musicale n. 4)

 

Frammento per corno solo

prime misure dal primo movimento del Concerto KV 412 

(reazione musicale n. 5)

 

         Questa sì che è roba classica per cui vale la pena di farci un pensierino riguardo allo spostarsi dall’ambiente vivo e sanguigno della banda a quello… inamidato e immutabile delle società concertistiche! Purché resti un pensierino e nient’altro!

         Ma sì! Non vorrete mettere l’aria salubre e tonificante che si respira qui, fra l’odiato-amato ottone di trombe, tromboni, saxofoni e corni, fra il nero legno di oboi e clarinetti e fra le vibranti membrane di timpani e grancasse, con l’aria viziata che circola attorno ai miagolii ora supponenti, ora pedanti, ora melensi delle sedici corde di un quartetto d’archi, oppure attorno alla funebre alterigia di quel lustro sarcofago smaltato che è un pianoforte a coda. In banda si respira un clima di simpatia, di convivialità e persino… lo dico mio malgrado…di sensualità, che la famiglia dei violini neppure sa dove stia di casa.

         Carlotta non mi ama, d’accordo; la cosa mi distrugge e farò di tutto perché la situazione, prima o poi, volga a mio favore… Ma io mi domando e dico perché, nella cocciutaggine  che mette a preferire a me uno stupido violinista, non faccia due conti due in termini di puro utilitarismo erotico. Mi spiego. Io non sono un musicista, su questo non ci piove; ma la mia predilezione per gli strumenti a fiato e per chi li usa con destrezza è un dato di fatto, un dogma. Quello là – il lemure archettante, dico – quello non solo sta incrollabilmente dalla parte del proprio strumento e dell’arcigna famiglia da cui proviene, ma addirittura non fa mistero della bassissima considerazione in cui tiene tutto ciò che abbia a che fare con bande e fanfare!

         E allora io ti dico, Carlotta…

                   (augurandosi vicina la donna amata)

       Carlotta, mi senti? – chissà se mi sente…

Io ti dico: ti pare un caso che, in materia d’amore, la parola “sviolinata” venga utilizzata per indicare un tipo di corteggiamento sdolcinato, manieroso, tendenzialmente poco sincero… mentre le gioie della passionalità più travolgente vengono sintetizzate in un verbo direttamente derivato dal sostantivo “tromba”?

         Per quanto possa spiacermi darla vinta all’odiatissimo ottone, immagine lucente del mio fallimento in amore, ti chiedo, Carlotta, se ti pare che vi sia qualcosa più vitale, di più gagliardamente maschile di una polifonia prodotta dall’azione comune dei membri di una fanfara, di ciò che qualche secolo fa si sarebbe chiamato concento di trombatori?

 

Fanfara barocca per complesso di ottoni

Toccata dall’Orfeo di Monteverdi

(brano integrale n. 3)

 

         Carlotta, perché insistere a compiacere un insulso grattacorde, quando solo da un complesso di sonore trombe può venire musica simile? Pensaci, Carlotta, e di’ a quel mezzo uomo con cui ti sei messa che, per abbattere le mura di Gerico ci vollero delle trombe, non dei violini… che la voce di Dio nella Bibbia è simboleggiata dal suono di un corno, mica da quello di un’arpa… che a Roncisvalle l’eroico Orlando si fece scoppiare le tempie suonando un corno non un clavicembalo… che nelle competizioni musicali dell’antica Grecia… non meno importanti di quelle atletiche… non fu un suonatore di cetra, bensì un trombettiere, Erodoro di Megara, a vincere nove Olimpiadi consecutive!... E che il tuo amico si impicchi con le corde del suo violino!