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"Il seme di Don Giovanni Beethoven erede del libertinismo di Mozart?" Invito all’ascolto della “Sonata al chiaro di luna” con preambolo teatrale Aglaia ZANNETTI, attrice, Claudio TEDESCO pianoforte, con la partecipazione del pianista in erba Daniele FASANI (Sesto San Giovanni, gennaio 2006) |
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GIULIETTA (dopo aver seguito con soddisfazione l’uscita di scena del cugino) Finalmente. Meglio sola con la mia noia che con quel cugino rompiscatole fra i piedi! Lui e quella sua insopportabile mania di pavoneggiarsi a suon di musica… Plin, plon! Tan-ta-tan!... (imitando la gestualità di un pianista) Fosse almeno originale nel suo esibizionismo da megalomane! Macché! Ha ancora l’alito che odora del latte di sua madre ed è già un bel conformista fatto e finito! “Da grande farò il musicista di professione!”, continua a gracchiare. Con la concorrenza che si ritroverà… tanti auguri! Possibile che al giorno d’oggi, all’infuori del talento musicale, non ci sia altra virtù speciale con cui mettersi in mostra! Sai che ci faccio con l’esercito di pianisti e compositori che ingorga i salotti di Vienna?! E poi… si fermassero al puro e semplice desiderio di essere ascoltati e applauditi!... Niente affatto! C’è anche qualche bel tipo che pretenderebbe di acchiapparsi una moglie, servendosi del laccio della musica!... (cominciando a rivolgersi apertamente al pubblico) Credete che esageri? Non mi invento nulla, date retta. Questo qui, per esempio… (esibisce un ritratto di Beethoven trentenne) Questo tipo, con questa faccia così poco raccomandabile… a guardare l’aspetto che ha, verrebbe subito da dire: un negriero… uno che ha fatto fortuna col cotone in America, dopo esserci arrivato con un carico di schiavi in catene!... Oppure: il proprietario di una distilleria d’acquavite! O piuttosto… un baro! Sì, ecco: uno che pratica il gioco d’azzardo e che non sbaglia una mano che sia una!... Magari lo fosse! Me lo sposerei subito uno così... imbottito di sonanti ducati!… Proprio quello che mi ci vorrebbe per continuare a vivere nel lusso a cui sono stata abituata dalla mia famiglia. E invece… che cos’è?... (in tono desolato, insistendo sull’immagine esibita) Un compositore; uno dei tanti. Anche lui pianista e imbrattapentagrammi. Un musicista insomma… un altro di quegli scrocconi che mangiano a sbafo pagandovi con il denaro fasullo e inconsistente di qualche cascatella di suoni. (disponendosi a raccontare al pubblico i fatti propri, come per ottenerne la comprensione) Cominciò a frequentare la mia casa di Vienna, quando maman si mise in testa che anch’io dovessi conquistare un po’ di familiarità con questo… (indicando il pianoforte) catafalco. (imitando l’affettato tono di voce della mamma) “Giulietta cara, figlia mia, ti pare possibile che una giovane di ottima famiglia quale tu sei, ancora non sappia trarre diletto per sé e per gli altri dalle corde di un pianoforte o di un’arpa?” Così, mi toccò cominciare a far buon viso alle lezioni di questo brutto muso almeno due volte la settimana. Ed erano lezioni che di divertente avevano ben poco, ve lo garantisco. Bastava che suonassi un passaggio “legato” anziché “staccato” ed erano dolori. Se poi, per disgrazia, premevo un tasto al posto di un altro, allora… apriti cielo! Mi toglieva lo spartito dal leggio, lo strappava in mille pezzi e li buttava fuori dalla finestra, urlando come un ossesso: “Chi suona male davanti a me, o non mi ama o non ama la musica! Il che non fa alcuna differenza, visto che… la musique c’est moi!”. Urlava queste e altre simili stramberie, ma erano proprio quelle parole a schiudermi, lezione dopo lezione, lo spaventoso scrigno del suo cuore. La verità era… statemi bene a sentire… che gli sarebbe piaciuto che fossi, nei suoi confronti, qualcosa di più di un’allieva di pianoforte. (come sussurrando un pettegolezzo) Si stava innamorando di me, capite? (riprendendo il precedente tono di voce) Il guaio è che a me non piaceva neanche un po’. Prima di tutto era… ma perché dico “era”? “È”, bisogna che dica. Quel… Ludwig van Beethoven è vivo e vegeto, fino a prova contraria; semplicemente non mette più piede in casa mia, per fortuna. (riprendendo il filo del discorso) Stavo dicendo?… ah, sì!… Prima di tutto è un tipo che non si lava. Emana cattivo odore ed era questa la prima cosa che mi faceva sbagliare quando… subivo le sue lezioni. Presa com’ero dalla preoccupazione di mettere in salvo il mio povero olfatto, non riuscivo a stare attenta a ciò che mi spiegava. Capitava allora che, alzandomi dal pianoforte con una scusa qualsiasi per concedermi un po’ di distanza fisica da lui, gli chiedessi di ripetermi, per favore, in che modo dovevo suonare un certo pezzo. Ma, non appena mi allontanavo, era come se non sentisse più la mia voce. Io non vorrei sbagliare, ma, anche se capisco poco di medicina, ho la netta impressione che stia perdendo l’udito. Questa sì sarebbe proprio da ridere: un musicista… sordo! E un musicista con le sue manie di grandezza, per giunta. (improvvisamente illuminandosi) Ehi, ma... adesso sì che mi spiego la ragione di quella sua tragica goffaggine, ogni volta che l’ho veduto tentare di ballare! Probabilmente, nei confronti della musica, è già un po’ sordo di cervello, ancor prima che d’orecchio. Si dice che abbia speso un patrimonio in lezioni di danza, ma… (ridacchia prima di concludere la frase sottovoce, come spettegolando) con nessun risultato! (riprendendo il precedente tono di voce) Ecco un argomento veramente valido a sostegno del mio disgusto per quell’uomo. |