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"UN PIANO PER CONFRONTARSI" - Dialogo fra le pareti di un’aula di musica (4 - 10 maggio 2009 Settimana Nazionale della Musica a Scuola) |
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personaggi e interpreti (in ordine di apparizione) La supplente di educazione musicale: Erika RIPAMONTI Il bidello: Danilo FARAVELLI al pianoforte Erika RIPAMONTI programma musicale
Franz Liszt, Un sospiro – Fryderyk Chopin, Notturno op. 9 n. 2 Ludwig van Beethoven, Per Elisa – Bela Bartok, Suite op. 14: terzo mov. Wolfgang Amadeus Mozart, Minuetto KV 2 – Franz Schubert, Das Wandern
(La scena si svolge in un interno di scuola media. Una giovane pianista,insegnante di educazione musicale, se ne sta sola in aula di musica. Suona Un sospiro di Liszt. Finito l’esecuzione del brano, ode bussare alla porta.)
SUPPLENTE Avanti. BIDELLO (entrando) Prof, ne ha ancora per molto? È quasi ora di cena e mi rimane solo quest’aula da pulire. SUPPLENTE Mezz’oretta e ho finito. BIDELLO Mezz’ora?!... Lei vuole scherzare! E a me chi me la paga ‘sta mezz’oretta? SUPPLENTE Io non voglio urtare la sua suscettibilità, ma, scusi, le pare il caso… Ho appena finito di suonare un magnifico pezzo di Liszt… un pezzo piuttosto impegnativo – lo avrà notato, mi auguro – e lei viene qui a coinvolgermi in questioni di denaro? BIDELLO Uhei, signorina, che cos’è?... Adesso mi vorrebbe fare la paternale a me? Guardi che io non sono uno di quei delinquentelli da cui si fa prendere in giro in classe!... E poi, pane al pane vino al vino, sarei capace anch’io di fare l’idealista come lei, se vivessi ancora nella bambagia, a casa con i miei genitori! Lei – si guardi un po’ – è una bella supplentina con tutta la vita davanti e non le costa niente buttar via le mezz’ore e le ore qua dentro… Magari domani incontra un bell’industrialotto che le fa la corte, ci si fidanza, se lo sposa e si sistema per sempre. Si riempie la casa di colf, va a farsi le vacanze in barca e il piano lo trasforma nel suo hobby. Già me la vedo: concertini in casa per amici… dei bei party pieni d’ogni bendiddio… gente con la puzza sotto al naso… Come se non sapessi come vanno queste cose!... Io, invece, la mia vita me la sono già giocata. Stop. Io ho finito di fantasticare e di aspettare la fata dai capelli turchini. La mia vita è un urlo di dolore. Glielo dice persino la mia cravatta. Guardi qui… “L’urlo” di Munch… A casa ci ho delle bocche da sfamare che sembrano le fauci della balena di Pinocchio. Io e mia moglie riempiamo il frigo due volte la settimana e quelli… toh, come se passassero le orde di Attila! Manco una foglia di insalata sopravvive. Adesso ha capito perché faccio questioni di denaro? SUPPLENTE Ho capito, sì. Ma, insomma, lasciarsi vincere da tutto questo materialismo… BIDELLO (spazientito) Senta, signorina, io qui ci lavoro. Mica ci vengo a divertirmi. SUPPLENTE Se è per questo, anch’io ci lavoro! BIDELLO Sì, però lei, qui, per male che possa andarle con gli zucconi a cui deve badare, ci ha sempre il suo amato strumento. Io, invece, qui, passo il vim, spruzzo il vetril e tiro lo spazzolone. Che cosa crede lei? Crede che la musica cambi se pettino il pavimento in questo… o in quest’altro verso? SUPPLENTE E questo secondo lei che cosa vorrebbe dire? Crede forse che il mio lavoro non comporti fatica?... Che sia puro passatempo? BIDELLO No, non dico questo. Dico però che nel suo lavoro ci deve essere per forza qualcosa di più… di più… Com’è che dite voialtri docenti? SUPPLENTE Di più gratificante? BIDELLO Ecco: di più gratificante. Proprio così: qualcosa di più gratificante! Altrimenti anche voi scappereste via come dei fulmini al suono della campana. E invece… macché! La campana suona, suona una seconda volta, suona una terza. E lei, a meno che sia sorda come quello là che ci aveva lo stesso nome del cane… Come si chiamava... SUPPLENTE (con sguardo e tono di compatimento) Beethoven. BIDELLO Esatto. Ecco, dicevo… alla terza campana, lo sentirà bene che il suono si è ormai fatto sgarbato e aggressivo, no? Ma lei… morire se si schioda da quel suo benedetto catafalco nero! SUPPLENTE (ispirata) Ma è proprio al termine delle lezioni che viene il momento più bello! Quando gli allievi se ne tornano a casa, la scuola si immerge nel silenzio e la musica, fra queste quattro pareti, risuona più scintillante che mai. Io e la mia arte prediletta finalmente soli… Come fa a non capire? BIDELLO E va be’ ho capito, però… professoressa, al mondo mica ci siete solo voi che ci avete il pallino delle cose elevate! Il padreterno ha voluto che ci fossero anche le persone come me che, finito di fare il loro dovere, non vedono l’ora di metterli giù: il vim, il vetril e lo spazzolone. SUPPLENTE (applaudendo ironicamente) Bravo!... E – sentiamo un po’ – quando ha posato le sue cose, che ci va a fare a casa? BIDELLO Sì, sta’ a vedere che me lo devo far dire da lei! Quando torno a casa faccio le cose che fanno tutti, faccio! Mi do una ripulita, ceno, guardo un mezzo telegiornale e un po’ di fesserie della De Filippi o di Striscialanotizia, compatisco mia moglie che traffica in cucina, metto in riga i miei due figli che si menano per il telecomando, porto il cane giù a fare i suoi bisogni e vado a dormire… Le solite cose, insomma. SUPPLENTE E… un po’ di musica? BIDELLO Un po’ di musica?!... Magari di quella che suona lei? SUPPLENTE Perché no? BIDELLO Ma per carità! Quella lì è roba che fa dormire! È roba che stronca. SUPPLENTE Lei non si vuole bene, sa? BIDELLO (dopo breve ma significativa pausa di riflessione) Che razza di frase è, questa? Scommetto che l’ha imparata a un corso d’aggiornamento. SUPPLENTE Mi dia retta. Si lasci contagiare dalla mia passione. Lei neanche immagina quanto beneficio trarrebbe dall’ingentilire la sua vita con un po’ di buona musica. BIDELLO Ingentilire. I n g e n t i l i r e ?!... Ehi, per chi mi ha preso? Guardi che io sono un vero uomo! SUPPLENTE (con una punta di civetteria) Mi dia un po’ di fiducia, la prego. Ha voglia di regalarmi una mezz’oretta del suo tempo? BIDELLO Senza paga straordinaria? SUPPLENTE Se ho detto “regalarmi”… O vuole che sia io a pagarla? Io… una povera precaria. BIDELLO (addolcendosi) Va be’, guardi, proprio perché è lei… È così carina che non ci riesco a dirle di no. SUPPLENTE Purché sua moglie non si ingelosisca. BIDELLO Ah, per quello può stare tranquilla. Sono solo io ad averci la fregola di schizzare subito a casa a fine servizio. Lei, mia moglie, farebbe i salti di gioia se a casa ci andassi solo per le riparazioni idrauliche… SUPPLENTE Allora… coraggio. Si metta comodo. Non pensi ad altro che ascoltare. (Il bidello si siede.) Lezione numero uno. Per cominciare, qualcosa di seducente. Ecco a lei un bel… notturno. (La pianista esegue un Notturno di Chopin. Alla fine dell’esecuzione, il bidello è addormentato.) SUPPLENTE (alzandosi dallo strumento) Ma cosa fa?! Dorme? Si svegli, per favore, si svegli! BIDELLO (come svegliandosi di soprassalto) Eh!... Cosa?!... SUPPLENTE (con tenero disappunto) Si è addormentato, accidenti! E così non ha sentito niente! BIDELLO (con l’imbarazzo di uno scolaretto) Scusi, prof, ma era stata lei a dire: “Ecco un bel notturno”!... SUPPLENTE Va be’, d’accordo, ma si trattava del titolo del brano… del genere cui appartiene! Un notturno è una musica che evoca atmosfere notturne, pensieri segreti, conversazioni intime… Insomma, è musica che sta molto vicina al confine che separa il mondo dei suoni da quello del silenzio… Le musiche create per indurre il sonno appartengono alla tipologia della “ninna-nanna”! È con quelle che ci si addormenta, non con i notturni, tantomeno se portano la firma di Chopin! BIDELLO Sciopèn o non sciopèn, faccia un po’ lei… Io, di notte, me la dormo. SUPPLENTE Riproviamoci, su. Forse abbiamo cominciato con un brano troppo complicato. Passiamo a qualcosa di più semplice. Un pezzo di Beethoven. BIDELLO Quello col nome da cane! SUPPLENTE (in tono quasi esasperato) Grrr!... Le faccio rispettosamente notare che è il cane ad essere stato chiamato con il nome del sommo compositore e non viceversa!
(La pianista esegue Per Elisa di Beethoven. Alla fine dell’esecuzione, il bidello appare soddisfattissimo.) BIDELLO Bellissimo! Questo lo conosco anch’io. Si intitola “Per Elisa”. SUPPLENTE Molto bene. Per questa sua dimostrazione di competenza musicale merita un premio. BIDELLO Un bacio? SUPPLENTE Non si allarghi troppo. BIDELLO È stata lei a parlare di premio! SUPPLENTE Intendevo un premio spirituale, ovviamente. BIDELLO E va be’… se proprio non si può puntare ad altro, vorrà dire che mi contenterò di arricchire lo spirito!... Che cos’è ‘sto premio spirituale? Vuole portarmi a messa? SUPPLENTE Voglio raccontarle la storia del vero titolo del pezzo che ha appena ascoltato. In realtà la dedica di Beethoven non era “Per Elisa”, ma “Per Teresa”. La sua grafia, però, era pessima; per certi versi addirittura indecifrabile. Accadde così che, quando il brano giunse nelle mani di un editore di Vienna perché questi lo pubblicasse, gli stampatori fraintesero l’originale scrittura a mano del titolo. Lessero “Per Elisa” anziché “Per Teresa” e questo fu il titolo che impressero sul frontespizio dello spartito. Nessuno si preoccupò di far notare l’errore e con tale titolo il pezzo è giunto fino a noi. BIDELLO Bella storia; da farci un Superquark. Ma… mi scusi, prof… chi era poi quella Teresa? SUPPLENTE Una certa Teresa Malfatti, la bella figlia di un medico italiano che si era trasferito a Vienna e a cui Beethoven era solito rivolgersi per le proprie cure. A Beethoven quella Teresa piaceva molto. L’avrebbe volentieri sposata, se il suo amore per la fanciulla fosse stato corrisposto, ma purtroppo… BIDELLO A riprova del fatto che, quando è destino, neanche la musica funziona come si vorrebbe. SUPPLENTE Purtroppo. BIDELLO Lo credo bene! Era musica classica. Con la musica classica non si rimorchia. Io mia moglie l’ho rimorchiata in una balera. Quanto a mio figlio – il maggiore dei miei due – lui, se si mette nell’ordine di idee di andare a caccia, è in discoteca che organizza i suoi safari, mica alla Scala! SUPPLENTE Ho l’impressione che il suo caso richieda una terapia d’urto. Stia un po’ a sentire quest’altra meraviglia. (La pianista esegue il terzo movimento dalla Suite op. 14 di Bartok. Alla fine dell’esecuzione, il bidello appare sconcertato.) BIDELLO Ma cos’è questa roba qui? Musica? SUPPLENTE Certo che è musica! Questa è arte di rottura! BIDELLO Sono d’accordissimo. Sapesse come me li sono rotti ad ascoltarla! SUPPLENTE Ma no, non “di rottura” in quel senso!... È di rottura perché r o m p e con la tradizione melodica, ovvero disattiva quel meccanismo di trasmissione inerte di forme, stili, modalità compositive, prassi esecutive e costumi di ricezione che a lungo andare determina pigrizia mentale, noia, prevedibilità, ristagno intellettuale, disaffezione estetica… BIDELLO Complimenti. Sa che non ho capito niente? Quello che m’ha appena detto è persino peggio della musica che m’ha fatto ascoltare! SUPPLENTE E va bene! Vorrà dire che scenderò a livelli ancor più terra-terra! Le farò ascoltare un brano scritto da un bambino. BIDELLO Mi ha preso per deficiente? Che cosa mi fa sentire adesso, una canzone dello “Zecchino d’oro”? SUPPLENTE Guardi che sto parlando di musica scritta d a un bambino, non di musica scritta p e r un bambino! Sto parlando di un enfant prodige, di un piccolo genio. BIDELLO Tipo Mozart! SUPPLENTE Proprio di lui sto parlando! Ascolti questo suo gioiellino e mi dica se non è una meraviglia. (La pianista esegue il Minuetto KV 2 di Mozart. Alla fine dell’esecuzione, il bidello non mostra alcun segno di interesse.) BIDELLO Tutto qui? SUPPLENTE Ma si rende conto del fatto che questa è musica scritta da un bambino di sei anni? Pensi a un qualsiasi bambino di sei anni di sua conoscenza e mi dica se riuscirebbe a immaginarlo seduto a un pianoforte nell’atto di mettere insieme la delizia di suoni che ha appena ascoltato. BIDELLO Se penso a un bambino di sei anni, penso ai marmocchi delle nostre prime elementari che quando vengono in quest’aula a fare canto mi riempiono questo suo bel pianoforte di ditate unte di patatine e penso a me che poi mi tocca lustrare!... SUPPLENTE Insomma, non sa proprio uscire dal suo piccolo mondo! BIDELLO Lei si sbaglia. Lei non deve credere che io sia un povero buzzurro, sa? Pensi che, qualche mese fa, proprio qui in quest’aula, ho trovato un piffero abbandonato… SUPPLENTE Voleva forse dire un “flauto dolce soprano in Do a diteggiatura tedesca”? BIDELLO (con espressione ottusa) Eh? SUPPLENTE (rassegnata) Lasciamo perdere. Prosegua. BIDELLO Ho chiesto di qua e di là, nel caso fosse di qualcuno. Nessuno l’aveva perduto. SUPPLENTE E allora? BIDELLO E allora me lo sono portato a casa. L’ho ripulito, ho provato a soffiarci dentro, mi sono comprato un manualetto “fai-da-te” per imparare e adesso suono anch’io qualcosa. SUPPLENTE (esterrefatta) Ma non mi dica! BIDELLO (orgoglioso di sé) Sicuro! Suono anch’io qualcosa. SUPPLENTE Ma… che cosa suona? Mi faccia sentire quello che ha imparato. BIDELLO (estraendo il flauto dolce, con timidezza) Ma no, dai, non mi faccia arrossire… è una cosetta semplice semplice. SUPPLENTE La suoni, per favore. Sarà senz’altro una bellissima melodia. Ne sono sicura. BIDELLO (scettico) Se lo dice lei… Guardi, accetto di suonare soltanto perché siamo qui da soli e non ci sente nessuno; altrimenti… (Il bidello accenna la melodia di Das Wandern di Schubert. La supplente mostra i segni del più vivo entusiasmo.) SUPPLENTE Ma questo… questo è Schubert! È una melodia che conosco benissimo! Suoniamola insieme. BIDELLO (vergognandosi) Ma no, dai, professoressa… lei, una vera musicista… io, un vero bidello… SUPPLENTE Non dica sciocchezze. Forza, attacchi. Anzi, attacco io per prima; poi, quando toccherà a lei entrare, le farò un cenno. BIDELLO Sono molto emozionato. SUPPLENTE Andrà tutto benissimo. Glielo garantisco. (Il bidello e la supplente eseguono An die Musik di Schubert.) BIDELLO Ma è bellissimo! Facciamolo di nuovo, prof, per favore. SUPPLENTE Ci ha preso gusto, eh? (Squilla il telefono cellulare della supplente. Rivolgendosi al bidello) Mi scusi un attimo. (Legge sul display il numero di chi la sta chiamando.) Ah, il mio ragazzo… (aprendo la comunicazione telefonica) Amore!... Stasera?!... Che bello, sì! Ma certo che ci vengo! Figurati se mi perdo la festa di compleanno di Tiziana!... E allora?... Che cosa credi? Credi che un diploma in pianoforte mi impedisca di fare quattro salti in discoteca? Una musica mica esclude le altre!... Ma sì che ho finito! Mi ero fermata qui a scuola una mezz’oretta in più giusto per esercitarmi un po’. Vengo via subito… sì… aspettami al solito posto… Sì, ciao… anch’io ti amo da morire! Volo da te. (Chiude la comunicazione e, raccogliendo frettolosamente le proprie cose, si avvia di corsa verso l’uscita.) BIDELLO Prof, ma non dovevamo suonare ancora un po’ insieme? SUPPLENTE Un’altra volta. Glielo prometto. Arrivederci. BIDELLO Discoteca-Schubert: uno a zero? SUPPLENTE Ma solo per oggi. Lo giuro. (Esce di corsa.) BIDELLO Peccato. Proprio adesso che ci avevo preso gusto. Pazienza. (chiudendo il pianoforte) Eh, l’amore, l’amore… È proprio una forza a cui non si resiste! Neanche il tempo di chiudere il pianoforte le ha concesso… (Esce di scena lentamente.)
(aprile 2009) Istituto Comprensivo Statale “G. Rovani” Sesto San Giovanni (MI) Anno scolastico 2005-2006
TRE SCENETTE da inserire nell’allestimento di fine anno scolastico realizzato dalle classi 3^A e 3^C con il titolo di Happy hour & Variety!
1. Dialogo tra un automobilista e una bergamasca Personaggi: un automobilista e una bergamasca
2. Dialogo tra un tipo rozzo e un impiccione Personaggi: un tipo rozzo e un impiccione
3. Promuovere benessere Personaggi: un professore di scuola media, quattro allievi italiani e un allievo straniero di indefinita nazionalità
Primavera 2006 DIALOGO TRA UN AUTOMOBILISTA E UNA BERGAMASCA
AUTOMOBILISTA Scusi, lei per caso è bergamasca? BERGAMASCA Secür ka so’ bergamasca! Da Birgum da hurö, par ves precis! AUTOMOBILISTA (pescando con un cucchiaio da un vasetto e allungando il cucchiaio colmo verso la bocca dell’interlocutrice) Benissimo. Allora, per cortesia, vorrebbe gradire questo cucchiaio di miele? Lo faccia per me, la prego. Non è miele avvelenato. È un buon prodotto, naturale. BERGAMASCA (senza esitazione) Da ké ’l kügiar, bel moro! AUTOMOBILISTA Col suo permesso, vorrei essere io a farle assaporare questa delizia. BERGAMASCA E perché? AUTOMOBILISTA Perché ho fretta di raggiungere la città e mi hanno detto: “Se vuole arrivarci prima, imbocchi la provinciale!” …musica DIALOGO TRA UN TIPO ROZZO E UN IMPICCIONE
ROZZO (impegnatissimo nel lavorarsi l’interno di una narice con l’indice della mano destra) IMPICCIONE Ma che cappero fa? ROZZO Mica lo faccio, il cappero. Semmai cerco di levarmelo. Mi dà un fastidio! IMPICCIONE Ma le sembra il modo?!... ROZZO Perché? Conosce un altro modo di levarsi i capperi dal naso? IMPICCIONE Certo! Si piglia un fazzoletto e lo si soffia, il naso! ROZZO Ma che minchia dice?! IMPICCIONE Io non dico “minchia”. Io non sono volgare come lei! ROZZO ‘Mbè? E che c’è di male ad essere volgari? Anche Dante lo era. IMPICCIONE “Era” cosa? ROZZO Volgare. IMPICCIONE Sì, adesso Dante era volgare… Ma mi faccia il santo piacere! ROZZO La lingua in cui scriveva non era mica volgare? IMPICCIONE Sì, ma lui, appunto, scriveva. Sta lì la differenza. ROZZO Ho capito. Scusi, ha per caso una biro e un pezzo di carta? IMPICCIONE Sì. Perché? ROZZO Mi servirebbero. Me li può prestare? IMPICCIONE (estraendo un foglio ripiegato e una biro e dandoli all’interlocutore) Ecco carta e penna. ROZZO (comincia a scrivere) IMPICCIONE Che cosa scrive? ROZZO (mostrando il foglio all’interlocutore) Legga un po’ qui. IMPICCIONE (dopo aver letto, in tono indignato) Ehi, ma qui c’è scritto: “In questo momento sto parlando con uno stronzo”! Sarei io lo stronzo? ROZZO Esatto. IMPICCIONE Chi le dà il permesso di rivolgersi a me in modo così volgare? ROZZO Dante. IMPICCIONE Dante?! ROZZO Non ha detto che Dante poteva essere volgare, perché lo era per iscritto, anziché nel parlare? IMPICCIONE Sì. ROZZO Così, per essere all’altezza della sua cultura e raffinatezza, anziché dirle quello che penso di lei, gliel’ho scritto. Sono stato volgare come Dante, no? Non le va bene neanche questo? …musica PROMUOVERE BENESSERE
(Aula di scuola media. Alcuni studenti, lontani dai loro posti, conversano senza far troppo chiasso. Entra l’insegnante; è in compagnia di un ragazzo che porta un voluminoso zaino sulle spalle.)
PROFESSORE Al posto, ragazzi. Da oggi, ragazzi, un nuovo allievo entrerà a far parte della vostra classe. Avete un nuovo compagno. Viene da un paese molto lontano e parla ancora con difficoltà la nostra lingua. Sono però problemi che supereremo presto. Dandoci una mano. PRIMO ALLIEVO (con fare scocciato) Un altro straniero, insomma. PROFESSORE (irrigidendosi) Sì. Perché? C’è qualcosa che non va nel fatto che sia uno straniero?! SECONDO ALLIEVO Chiedigli se nel paese da dove viene c’è un “mecdonalds”. Se non c’è, noi con un morto di fame non ci parliamo. TERZO ALLIEVO Giusto. PROFESSORE Giusto un corno!... Tanto per cominciare… si dice “Gli chieda, per favore…” e non “Chiedigli”. E in ogni caso, come al solito, non perdete occasione per dimostrarvi ciò che siete nel profondo del vostro animo piccolo borghese: degli spregevoli razzisti. Razzisti fatti e finiti, col loro bel cervello da gallina: ecco cosa siete! QUARTO ALLIEVO (con fare debosciato) Non la faccia tanto lunga, prof. Pensi piuttosto al black-out di ieri sera. Come me la recupero la puntata di ieri di “ossì”? PROFESSORE Chiudi la bocca e vergognati… e statemi tutti bene a sentire. Questo vostro compagno – qui con voi – dovrà sentirsi bene come a casa sua… come se non avesse mai lasciato il suo paese d’origine, capito?! TERZO ALLIEVO (tentando una contestazione) Ehi, prof, ma come… PROFESSORE (aggredendolo con rabbia) Su questo non transigo, capito?!!! (riacquistando un tono calmo, imponendosi un sorriso e rivolgendosi all’alunno straniero) Vedo che hai uno zaino bello pieno, accipicchia… Non dirmi che già sei riuscito a procurarti tutti i libri di testo indicati in elenco!... STRANIERO No, prof. Neanche uno. PROFESSORE E lo credo bene, poveretto. Con tutti i problemi di inserimento che avrai, mi stupirebbe moltissimo il fatto che la tua famiglia possa avere avuto il tempo di occuparsi dei tuoi libri… Ma, dimmi allora… Che cosa contiene quel tuo zaino così… voluminoso? STRANIERO (estraendo dallo zaino, non senza fatica, un pesante marchingegno) Questa è bomba. PROFESSORE (atterrito) Cacchio, ragazzi!... Avete sentito?! PRIMO ALLIEVO (in tono quasi assonnato) Che cosa?... SECONDO ALLIEVO (come sopra) Sentito cosa?... PRIMO ALLIEVO Sì, figurarsi se lo stiamo pure ad ascoltare… SECONDO ALLIEVO E a te, prof, cos’è che ti succede? Ti sei fatto una canna o un acido? Mi sembri un rospo con quegli occhi schizzati in fuori! (tutti i compagni ridono) PROFESSORE (urlando di terrore) Ma, ragazzi, cacchio… questo qui ci ha portato in classe una bomba! TUTTI GLI ALLIEVI (in crisi di panico, correndo verso l’uscita) Una bomba?!!!... Aiuto!!!... Ah!... STRANIERO (bloccando la corsa dei compagni con un urlo) Fermi! Inutile fuggire. Io ha minato porta di ingresso. Se voi apre, voi salta in aria subito e voi va subito in mille pezzettini. PROFESSORE Fermi, ragazzi. Forse possiamo ancora trovare un punto d’accordo. STRANIERO No possibile punto d’accordo. (mostrando l’oggetto) Questa è bomba. Amici di mia famiglia detto a me che io bravo martire… che io deve fare esplodere questi figli viziati e sciocchi di Occidente ricco e affamatore… Io ubbidisce felice a nobile causa di ripulire umanità da sua spazzatura. PROFESSORE (agli allievi che se ne stanno rannicchiati in posizione fetale in un angolo della classe, piagnucolando e mordendosi le mani) Avete sentito, ragazzi?... QUARTO ALLIEVO (parlando con difficoltà) Sentito cosa? PROFESSORE In fondo, quello che dice questo ragazzo è tutt’altro che insensato!... TERZO ALLIEVO (piagnucolando) Che cacchio ci vieni a rimenare, prof? Questo qui è un kamikaze! Come te lo deve dire per ficcartelo in testa? PRIMO ALLIEVO (sopraffatto dal panico) Io non voglio morire!!! SECONDO ALLIEVO (come sopra) Neanch’io voglio morire!... Mamma… papà… dove cacchio siete?! PROFESSORE (con fare sprezzante e imperioso) Degli stupidi cacasotto… ecco quello che siete! Non vi vergognate dello spettacolo che state dando di voi stessi?! Se il vostro compagno è qui con questo preciso obiettivo, non saremo noi a deluderlo e a frustrare le sue aspettative di successo. Non vorremo impedirgli di… promuovere il proprio benessere? L’imperativo categorico della nuova scuola è PROMUOVERE IL BENESSERE di ciascun allievo. Compreso quello di questo vostro compagno, chiaro?! TERZO ALLIEVO E perché io che di cognome mi chiamo Benessere sono stato bocciato? PROFESSORE Non è questa la sede per discutere di tali inezie! Stiamo con i piedi per terra! PRIMO ALLIEVO Sì… lo vedrai tra poco… quando quello lì ci farà saltare in aria… come staremo con i piedi per terra… TUTTI (urlando disperati) Non vogliamo morire!!! QUARTO ALLIEVO (allo straniero) Almeno… salterai in aria anche tu. Mi auguro. STRANIERO Ehi, tu per chi mi ha preso? Mi ha preso per sciocco vigliacco debosciato? Tu non ancora capisce che io è martire kamikaze? Adesso basta. Zitti. Voi è femminucce, no uomini con sotto… “due bombe” come ha io. Adesso io conta fino a tre e poi, tutti insieme appassionatamente, fa grande bum! (mentre tutti urlano in modo scomposto) Uno… due… tre! …musica
(Preme un pistone sporgente dal marchingegno e parte una musica. Tutti tacciono. Il silenzio ha un effetto liberatorio)
SECONDO ALLIEVO (con fare un po’ stralunato) Ehi… amici… siamo già in Paradiso? STRANIERO (ridacchiando, mentre la musica decresce di volume) Ma no!... Io ha scherzato. Questo è nuovo tipo di sistema haifai con lettore cidì, inventato in Cina per ascoltare musica con tanta tanta emozione e poca poca spesa. Io, se voi vuole, vende a voi con bello sconto. Contenti? (La musica prosegue a pieno volume. Sipario)
INTERNATIONAL HOTEL (Scenetta sostitutiva)
(La scena si svolge al banco reception di un grande albergo. L’addetta alla accoglienza dei clienti sta ultimando la pratica relativa ad un nuovo ospite)
ADDETTA Ecco, signore… camera 256 al secondo piano. Questa è la tessera magnetica per l’apertura della porta e per l’attivazione del sistema elettrico… L’ascensore è laggiù a destra, prego… Benvenuto all’International Hotel e grazie per averci accordato la sua preferenza, signore. OSPITE (mostrando un pacchettino di nessuna consistenza e peso) Dov’è un facchino? Deve portarmi su il mio bagaglio. ADDETTA Uno di loro sarà certamente qui tra pochi istanti. In questo momento, purtroppo, sono tutti e tre impegnati ad accompagnare altri ospiti… Se intanto mi vuole dire dove troveremo il suo bagaglio… OSPITE Come sarebbe a dire “dove troveremo”?! È cieca?! Non vede che ce l’ho qui in mano… e che mi pesa pure un casino. ADDETTA (vedendo il pacchettino) Ah, quello… Mi perdoni, signore. Oggi abbiamo un tale viavai di clienti, che è fatale che possa verificarsi qualche piccolo spiacevole disguido. Mi scusi ancora, signore. OSPITE Va bè’ , dai... invece di farla tanto lunga, si dia da fare perché uno di quei suoi facchini venghi qui alla svelta. ADDETTA Senz’altro, signore. Pazienti solo per qualche istante. (prestando attenzione ad una nuova ospite) Buongiorno, signora. Benvenuta all’International Hotel. Posso esserle utile? RUSSA Io prenotato un camera singola. ADDETTA La signora… RUSSA Signora Radkov. ADDETTA (consultando il computer) Ah, certo, ecco qui… signora Tatiana Radkov da San Pietroburgo. RUSSA Sì, io russa. ADDETTA Benvenuta, signora Radkov. Le abbiamo riservato la camera 257. Si trova al secondo piano. OSPITE Eh, no, scusi! Adesso però esagera! Il facchino che non arriva e, come se non bastasse, la camera 257 a questa qui dopo aver dato a me la 256! RUSSA Che significa “questa qui”, scusi? OSPITE Mi faccia dire all’impiegata quello che devo dirgli. Poi ce l’avrà anche lei il suo turno di parlare, se ne avrà di bisogno. ADDETTA Che cosa la disturba, signore, della contiguità delle due stanze? OSPITE Eh?! Parli italiano, per favore. ADDETTA Che cosa la disturba del fatto che la sua stanza sia accanto a quella della signora Radkov? OSPITE E ci ha pure l’ardire di chiedermelo?! Mi disturba che russa! Io non riesco a dormire con vicino qualcuno che russa. ADDETTA (sorridendo) Ma no, signore!... C’è un equivoco. La signora non russa, semmai questo problemino lo si affronterebbe in seguito…, la signora è russa! OSPITE Di’, mi prende per i fondelli per caso? (rivolgendosi alla russa) Scusi, lei poco fa ha mica detto che russa? RUSSA Sì, io russa. OSPITE Ha sentito? L’ha detto chiaramente: “Io russa”. Punto e basta. Io, questa qui nella stanza accanto alla mia, non ce la voglio. RUSSA Scusi, che significa “questa qui”? ADDETTA (ignorando la cliente e cominciando a innervosirsi) Ma, signore, ha sentito lei stesso che la signora ha detto “Io russa” e non “Io russo”. Capita spesso che persone poco esperte della nostra lingua – e chiedo scusa alla signora Radkov – formulino frasi sopprimendo il verbo e limitandosi all’uso di nomi, pronomi e aggettivi. OSPITE Ehi, bellezza!... Che cos’è? Adesso mi vuole anche fare da maestrina? Mi ha preso per uno scolaro deficiente, per caso?! Se questa qui ha detto “Io russa”… RUSSA (urlando esaperata) Insomma, c’è qualcuno che dice a me che cosa significa “questa qui”?!! OSPITE Taci, balorda, e aspetta il tuo turno per blaterare. RUSSA Basta! Io lascia per sempre questo albergo di pazzi e incivili! Mai vista cosa del genere in mia bellissima città! (esce inviperita) ADDETTA Signora Radkov!… Signora Radkov!... (all’ospite, irritata) Mi scusi, signore, ma… OSPITE “Ma” cosa?! Se quella là è un’isterica mica è colpa mia. Meglio che se n’è andata lei. Altrimenti mi avreste perso come cliente. Ve l’ho detto: io non ci dormo con vicino gente che russa. E non mi venga a ripetere la sua lezioncina di grammatica. Quella pazza ha detto “Io russa”, perchè è una donna. Avrebbe detto “Io russo”, se fosse stata un uomo; glielo devo spiegare io?... O forse non conosce la differenza fra maschio e femmina? ADDETTA (inviperita, reprimendo la propria rabbia) Sì, signore; la conosco. Scusi signore. (intanto entra un nuovo cliente; l’addetta si ricompone) Buongiorno, signore. Benvenuto all’International Hotel. Posso esserle utile? CECO Vorrei una camera singola, se possibile. ADDETTA Sono spiacente, signore, ma purtroppo le singole sono già tutte occupate. (correggendosi) Ma no, che distratta!… Cosa dico? Se ne è liberata una giusto ora… (guardando in cagnesco l’ospite) Una signora di San Pietroburgo ha appena disdetto… Lei è il signor…? CECO Mrasek… Vaclav Mrasek. ADDETTA Benvenuto nel nostro hotel, signor Mrasek. Abbiamo per lei una accoglientissima camera singola: la 257 al secondo piano. Sono certa che le piacerà, signore. Posso avere un suo documento per la registrazione, signore? CECO Eccolo. ADDETTA (ricevuto il documento) Complimenti, signore, vedo dal suo documento che lei vive in una delle più belle città del mondo… Praga! CECO Sì, io ceco. |