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"WOFERL" Una fiaba, ma non troppo, su musiche di Mozart o su musiche originali composte nel suo stile (1999) Azione scenico-musicale, a carattere didattico, per voce d’attore e strumenti d’orchestra (trattati solisticamente o riuniti in ensembles di vario genere) |
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Ho scritto questa storia ripensando in chiave fantastica a fatti che, almeno in parte, accaddero realmente. A chi? Ad un fanciullo vissuto più di duecento anni fa: un fanciullo decisamente speciale, per dire le cose come stanno. Della vita di quel fanciullo, Woferl è una ricostruzione perlopiù immaginaria: è una biografia fiabesca avente come oggetto la prodigiosa infanzia di Wolfgang Amadeus Mozart, il grandissimo musicista che, nato a Salisburgo il 27 gennaio 1756, morì a Vienna il 5 dicembre 1791. La sua vita non era durata neppure trentasei anni, ma per cinque sesti della sua estensione era stata ininterrottamente dedicata alla faticosa gioia di comporre. Mozart aveva infatti cominciato a buttar giù le sue prime noticine tra gli ultimi giorni del 1761 e i primi del 1762. “Woferl”, insieme a “Wolfgangerl”, “Wolfgangerlgerlgerl”, “Wolferl” e altri affettuosi nomignoli, era uno dei vezzeggiativi con cui lo si chiamava in famiglia ai tempi di quelle sue prime prodezze musicali. La mia narrazione, pensata in primis come testo per una realizzazione teatrale a carattere didattico (opzione già da tempo efficacemente fatta propria dall’attrice Francesca Paganini, una specialista della “comunicazione di fantasia” con il mondo dell’infanzia), potrebbe trovare il proprio spazio rappresentativo ideale in una scuola, a beneficio di gruppi di giovanissimi discenti impegnati in esperienze musicali di base a carattere formativo. Quale l’ipotesi più realistica di una sua “messa in scena”? L’attrice, opportunamente abbigliata e/o coadiuvata da un minimo purché significativo apparato di elementi scenografici, “reinventa” in chiave fiabesca la prodigiosa infanzia di Mozart rivolgendosi a un insieme di giovanissimi spettatori riuniti a formare una piccola, avvolgente platea. Un’orchestrina timbricamente ben assortita (cordofoni e aerofoni selezionati fra gli strumenti maggiormente in uso nella cosiddetta musica classica), occupando una posizione di sfondo e di cornice rispetto all’affabulatrice e configurandosi in tal modo come il virtuale completamento di un uditorio “ad anello”, commenta e documenta la storia (raccontata e rivissuta in una serrata alternanza di parti in discorso indiretto e parti in discorso diretto) con brevi stacchi e sottolineature desunti dall’immensa produzione del maestro di Salisburgo e/o da pagine originali modellate in uno stile compositivo che evochi il suo. Woferl si offre come una ricostruzione biografica risolta in termini di pura fantasia, la cui ragion d’essere va ben oltre il pur nobile proposito di mantenere vivo anche nelle nuove generazioni il diffuso interesse di pubblico capitalizzato dalla figura e dall’opera di Mozart. Le vicende che vi si trovano narrate costituiscono in primo luogo un pretesto, che spero possa contribuire ad avvicinare bambini e preadolescenti al suono dei più importanti strumenti della nostra tradizione musicale d’arte, ma che soprattutto mi auguro possa risvegliare in loro il piacere e un sempre più vivo desiderio di ascoltarli dal vivo. Introduzione: dolce brano strumentale d’assieme Tanti e tanti anni fa… in un’epoca in cui era già possibile girare il mondo in lungo e in largo, ma in carrozza e in veliero… in un’epoca in cui, di notte, erano ancora le candele ad illuminare le case e le strade… in quell’epoca, nella piccola e ridente città di Salisburgo, viveva un bambino di nome Woferl. In casa sua la cosa più importante era la musica. Il papà, che si chiamava Leopold, suonava il violino nell’orchestra del principe Sigismondo, il signore di quelle contrade. Nannerl, la sorella maggiore, muoveva le dita con tale agilità sulla tastiera del clavicembalo, da aver già deciso quella che, da adulta, sarebbe stata la sua professione. “Da grande, insegnerò a suonare il clavicembalo!”, pensava tra sé e sé ogni sera prima di addormentarsi. La mamma, Anna Maria, non possedeva capacità particolari nel campo della musica. Le piaceva però moltissimo ascoltare i concertini che la figlia e il marito, di tanto in tanto, organizzavano tra le pareti di casa.
Stacco n. 1: brano strumentale per violino e clavicembalo In una simile famiglia, anche Woferl non tardò a mostrarsi straordinariamente dotato in campo musicale. Dopo avere imparato a camminare, a parlare, a fare i propri bisognini nel vasino e a nutrirsi senza qualcuno che lo imboccasse, la sua più grande conquista fu una confidenza davvero speciale con il mondo dei suoni. Cantava come un angelo e aveva un udito così fine da cogliere le più impercettibili stonature, quando era invitato ad assistere ad un concerto. Solo uno strumento riusciva insopportabile al suo sensibile e delicato animo di bambino: la tromba. La voce imperiosa e un po’ sgarbata di quel tubo luccicante gli parlava del fragore dei campi di battaglia e forse anche un po’ degli abissi dell’inferno. Insomma, lo terrorizzava!
Stacco n. 2: brano strumentale dominato dal suono di una tromba E gli strumenti di sua sorella Nannerl e di papà Leopold… che effetto gli facevano? Ah! Con il clavicembalo e con il violino non passava giorno senza che desse prova di saper suonare meglio del giorno precedente. Ma c’è di più! Oltre a saper fare un uso sempre più piacevole ed appropriato di entrambi gli strumenti, Woferl imparò ben presto a porli al servizio della propria fantasia, componendoci sopra musica nuova di zecca, musica prima mai udita.
Stacco n. 3: semplice brano strumentale per clavicembalo solo A neanche sei anni, dunque, quello straordinario marmocchio già si mostrava capace di comporre musica! Papà Leopold era sbalordito. “Questo è un miracolo… è un dono della provvidenza!”, ripeteva alla moglie. “Per ringraziare Dio del dono che ci ha fatto, dovremmo far conoscere questo nostro piccolo portento a tutti coloro che si intendono di musica. Portandolo all’ammirazione di chi ama veramente la nostra arte, la nostra famiglia potrebbe procurarsi fama e, magari, anche un po’ di ricchezza. Col magro stipendio che ricevo dal principe, non sarebbe poi male, se intascassi qualche guadagno extra!”. La decisione fu presa. Era proprio tempo che non solo parenti e concittadini, ma il mondo intero restasse a bocca aperta davanti alle prodezze di quel fanciullo prodigioso. Mentre fervevano i preparativi del grande viaggio che lo avrebbe portato al cospetto di imperatori, regine, cardinali, principesse, ammiragli, marescialli, filosofi e ambasciatori, Woferl si sentiva alquanto confuso. “Chissà perché tutta questa agitazione!”, commentava tra sé e sé. “Comporre e suonare sono solo due modi divertenti di passare il tempo. Mi piacerebbe proprio sapere perché gli adulti si interessano tanto ai miei giochi preferiti. Dopotutto non faccio altro che mettere insieme suoni diversi fra loro: quelli dell’oboe, che danno un certo pizzicorino, con quelli molleggiati del clarinetto; quelli morbidi e vaporosi del corno con quelli brontoloni del fagotto. Una bella rimescolata e via. Tutto qui!”.
Stacco n. 4: brano strumentale per oboi, clarinetti, corni e fagotti Da Salisburgo, con Woferl, partì l’intera famiglia del violinista Leopold; per il piccolo musicista ebbe così inizio una lunga avventura artistica in giro per l’Europa, la sua prima grande tournée, come già allora si chiamava questo tipo di viaggio. A quei tempi, muoversi in carrozza, soprattutto se per coprire distanze di centinaia di chilometri, era un’impresa faticosa e piena di incognite. Le strade, anziché essere di asfalto liscio e compatto, erano di terra battuta, polverose e spesso malridotte. E i motori di allora?... Poveri cavalli! Sottoposti alla fatica del tiro di diligenze spesso stracolme di passeggeri e di bagagli, dovevano essere sostituiti ad ogni stazione di posta. E tutto questo quando le cose andavano per il meglio! Sì, perché i viaggi in carrozza potevano essere resi ancora più difficili dalle frequenti imboscate di bande di briganti! Meno male che, almeno per Woferl, ogni meta raggiunta si traduceva immediatamente in un’esibizione musicale di pieno successo. Desse prova del proprio talento in una dimora principesca o in una semplice locanda, al cospetto dei sovrani di Francia o d’Inghilterra o davanti a ricchi mercanti e onesti bottegai, il risultato era sempre lo stesso: “Bravo maestrino! Evviva il fanciullo miracoloso! Evviva Woferl, piccolo prodigio dell’arte musicale!” Passarono i giorni… passarono le settimane… e Woferl non tardò a capire che la gran fatica che si stava sobbarcando era qualcosa di ben diverso da un bel gioco. Quasi ogni sera gli toccava esibirsi in un concerto. “Beh, gli saranno rimasti liberi i pomeriggi!”, dirà subito qualcuno di voi. Neanche per sogno! I pomeriggi li passava ad esercitarsi al clavicembalo e al violino, in vista del concerto della sera. “E allora se la sarà spassata di mattina!”, mi aspetto di sentir dire da qualcun altro. Niente da fare. Le mattine erano destinate alla composizione di nuovi pezzi da provare il pomeriggio e da eseguire in pubblico la sera… Insomma, una vitaccia. E tutto questo a che scopo? Quello di sempre: perché la gente continuasse a rimanere a bocca aperta di fronte allo spettacolo straordinario di un minuscolo artista, capace di fare andare d’accordo le voci dei più diversi strumenti: oboi, corni e, soprattutto, …violini, viole, violoncelli e contrabbassi, la grande famiglia degli strumenti ad arco!
Stacco n. 5: brano strumentale dominato da orchestra d’archi Woferl era stanco e scontento. Se ripensava alla sua tranquilla Salisburgo, ai suoi compagni di gioco e ai semplici balocchi che aveva lasciato nel silenzio della sua casa lontana, provava un opprimente senso di nostalgia. Papà e mamma, non accorgendosi dell’amarezza che cresceva nel cuore del loro piccolo, si sentivano al contrario pienamente soddisfatti. Nelle maggiori città e nelle corti più importanti d’Europa la fama di quella loro musicalissima famiglia, grazie soprattutto al più piccolo di suoi componenti, grazie a Woferl, aumentava di giorno in giorno; e la fama, si sa, porta molto spesso anche… un po’ di bei soldini. La tournée era cominciata solo da qualche mese e a papà Leopold capitava di vedersi entrare in tasca, in un giorno, più di quanto guadagnasse in un anno alle dipendenze del principe Sigismondo. Potete ben immaginare come tutti si rallegrassero, in famiglia, della gran fortuna che era loro capitata. Solo Woferl si sentiva infelice, poiché era costretto a rinunciare a ciò che più gli stava a cuore: il gioco. E il bello è che proprio la musica era stato il suo gioco preferito, prima che gli venisse chiesto di suonare e di comporre… per lavoro. Per lavoro, proprio così: …per strappare applausi a gente che neppure conosceva, per scacciare la noia di tante damine svampite, per fare da passatempo a gentiluomini spesso antipaticissimi e… insomma, per procurare un po’ di benessere alla propria famiglia, che certo non nuotava nell’oro. La mattina, mentre riempiva di note uno dopo l’altro i fogli di carta da musica, oppure il pomeriggio, mentre si esercitava al clavicembalo e al violino, sentiva salire dalla strada le voci spensierate di tanti suoi coetanei, impegnati negli svaghi più gioiosi. Il richiamo di quei suoni fanciulleschi era irresistibile. Era come se da là sotto qualcuno gli gridasse. “Ehi, Woferl, che ci stai a fare chiuso in casa? Vieni giù a giocare con noi!”.
Stacco n. 6: brano strumentale dominato dal suono di un oboe Woferl era un fanciullo sensibile e non ignorava che tanti altri bambini della sua stessa età erano costretti a condurre un’esistenza ben più dura di quella a lui toccata in sorte. Erano le migliaia di bambini che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto, che ogni mattina si calavano nel buio delle miniere o che, (*…) presi a servizio da qualche rozzo bottegaio, ne subivano gli insulti e le botte. Woferl sapeva bene che tutti quei poveretti, oltre al peso tremendo delle fatiche quotidiane, dovevano sopportare la fame, lo squallore di abitazioni misere e l’umiliazione di non poter indossare altro che abiti vecchi e laceri.
Stacco n. 7: brano strumentale di andamento lento e triste N.B. Da anticipare, come sottofondo, a partire dal segno (*…) Ma, forse… fu proprio il pensiero delle sofferenze di quei suoi più sfortunati coetanei a fargli prendere una decisione coraggiosa. Un giorno, approfittando della momentanea assenza di suo padre, che lasciava assi di rado la stanza adibita agli esercizi di musica, ripose il violino nella custodia, coprì la tastiera del clavicembalo con un panno, chiuse gli spartiti che da ore stavano aperti sul leggio e scese in strada. La città in cui si trovava non era la sua Salisburgo; era una delle tante del viaggio che stava compiendo. Non vi si parlava neppure la sua lingua, ma gli bastò pochissimo per fare amicizia con dei bambini che, giusto i quel momento, stavano preparandosi ad una sfida a nascondino.
Stacco n. 8: brano strumentale dominato dal suono di un clarinetto Rientrato nella stanza da musica, il violinista Leopold non vi trovò il proprio figlioletto e rimase assai stupito. Istintivamente buttò un’occhiata al di là dei vetri della finestra e, resosi conto di ciò che stava accadendo, fremette di collera. “Ma che cosa mi combina quello sconsiderato?!”, esclamò, urlando con se stesso. Senza un attimo di esitazione si precipitò in strada, con il preciso intento di richiamare Woferl ai suoi doveri musicali e di rimproverarlo assai aspramente: “Per me che sono sempre stato un padre affettuoso e comprensivo sarebbe la prima volta, ma credo proprio che oggi mi toccherà sculacciarlo!”. Varcato il portone, gli bastarono pochi passi per trovarsi a tu per tu con il figlio. A quel punto, però, il coraggio di alzare la voce e le mani contro di lui… gli mancò. Nel vedere Woferl sudicio da capo a piedi, mentre indossava il più costoso dei suoi abitini di gala… nel vedere tutta arruffata la preziosa parrucca su misura, fatta venire per lui appositamente da Parigi… papà Leopold avrebbe voluto dare prova del massimo della severità; ma il bel visino, che in quel momento gli sorrideva, sprigionava sentimenti di gioia così intensa, così… traboccante, da fargli pensare che mai, prima d’allora, si fosse notato qualcosa di simile nello sguardo di un fanciullo di Salisburgo e, forse persino di… Vienna, di Londra, di Napoli…, del mondo intero!
Stacco n. 9: brano strumentale dominato dal suono di un corno Amareggiato, ma anche convinto di non poter fare altro, papà Leopold risalì le scale di casa con il passo lento e pesante di chi ha la mente immersa nei più cupi pensieri. Alla moglie e alla figlia, che gli chiedevano perché si mostrasse tanto abbattuto, non esitò a confessare che un grande rimorso, tutt’a un tratto, aveva cominciato a stringergli il cuore. “Sapete?... Mi accorgo solo ora di avere commesso il più grave errore della mia vita. Ho preteso davvero troppo dal nostro piccolo Woferl. Per farne un grande musicista, l’ho privato del piacere del gioco e del giusto, sacrosanto diritto a coltivare l’amicizia dei suoi coetanei. Sono stato un padre… pessimo!”. Non ci fu modo di convincerlo del contrario. Annullati tutti gli impegni artistici, la tournée venne interrotta e la famiglia, preparato in fretta e furia il bagaglio, profittò della prima diligenza con destinazione Salisburgo per tornare alla vita di sempre. Woferl si rendeva conto del profondo senso di delusione che aveva tolto il sorriso ai suoi cari; sapeva bene di essere la causa di tutto ciò, ma era anche sicuro di avere fatto una cosa buona, pretendendo la fine della propria… schiavitù musicale.
Stacco n. 10: delicato brano strumentale d’assieme Avrete già capito che il violinista Leopold e sua moglie, a conti fatti, erano delle brave persone. Non vi sarà quindi difficile immaginare quanto si fossero messi d’impegno per evitare che il figlioletto provasse anche il più fievole senso di colpa. Chi si sentiva invece irritata dall’improvviso cambiamento di vita della famiglia era Nannerl. Nell’indimenticabile viaggio appena interrotto, che l’aveva portata di città in città e di corte in corte, tutte le volte che aveva suonato per accompagnare il fratellino intento a far conoscere una sua nuova composizione, aveva provato una grande soddisfazione nel sentirsi rivolgere applausi e complimenti. Poco importa che al centro dell’attenzione si fosse sempre trovato lui, Woferl; il fatto di sentirsi destinata alla celebrità, anche se in posizione di secondo piano, le procurava una… frizzante eccitazione. Era un tipo alquanto vanitoso, è evidente. Del resto, a lei che era ormai grandicella i giochi non interessavano più da un bel pezzo.
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